Il Male antico, episodio III

#17: Orcus sconfitto! … No?…

Superato lo scontro con i non morti il Gruppo si lancia nuovamente in esplorazione solo per scoprire, nella sala successiva, che il livello è ormai completato. Una scala di pietra porta al piano sottostante e i Nostri non si fanno pregare.

Il secondo livello si apre con un ampio e solenne salone. Statue di antichi cavalieri sono poste ai lati della grande navata, mentre due profondi pozzi si aprono nella zona centrale.

In fondo alla sala vi è un grande portone e, di lato, una piccola porticina.

Seguendo lo schema ormai collaudato, Adrian va alla porticina ed educatamente bussa. Non ottiene nessuna risposta, ma appena spinge la porta per aprirla ecco che dall'altra parte ode un tonfo leggero. Lievemente teso, la richiude. Qualche istante dopo qualcosa inizia a grattare il legno dall'altra parte. Il Gruppo si guarda con aria interrogativa. Che fare?

Poi il seguace di Pelor deve rendersi conto che hanno appena finito di affrontare orde di goblin, mostri acquatici, spettri, ghouls, mummie e orchi e, in un impeto di dignità, apre la porta pronto ad affrontare qualsiasi nuova minaccia...

...il gatto nero, spaventato e sorpreso dalla vista del chierico e dei suoi compagni, va a nascondersi sotto il tavolo, unico arredamento della piccola stanza. Tutti guardano il gatto con sospetto.

"Uccidilo! E' un mutaforma!" suggerisce un nervoso Khursos. "E' un demone! Ora si trasforma e ci attacca! Uccidilo!"

Ma nessuno solleva l'arma contro la bestiola. Dopo qualche attimo di indecisione, si decide di procedere con l'esplorazione della stanza, che presenta oltre al tavolo altre due porte.

Oltre la prima si trova una sorta di piccola cappella di preghiera, ordinata a ben curata. Nell'aria stagna ancora l'odore di un incenso e due incensieri mostrano di essere stati usati di recente. In fondo alla piccola stanza vi è un altare. Adrian lo esamina: doveva esservi una statua ormai scomparsa e sostituita con una più piccolina, raffigurante la mostruosità di Orcus. Khursos, ormai avvezzo alle questioni teologiche, riconosce nelle incisioni attorno all'altare che doveva trattarsi di una cappella dedicata a Bahamut, il Drago di Platino, patrono dell'ordine di cavalieri cui apparteneva Keegan.

Prima di lasciare la stanza, Thomàs cerca con successo passaggi segreti e ne trova uno proprio dietro l'altare. La piccola stanza in cui porta contiene un bauletto. Thomàs lo esamina con attenzione, dopodichè, rassicurato dalla mancanza di trappole, ne forza con disinvoltura e mano esperta la serratura.

Si sente un clack e il ranger con soddisfazione solleva il coperchio ora aperto, ma un dolore sordo gli pulsa sulla punta del dito. Un piccolo ago lo ha punto, una gocciolina di sangue scorre dalla falange. Il ranger si fissa il dito, sorpreso e attonito, poi sente il dito irrigidirsi e, quando gli viene chiesto un tiro salvezza che fallisce, capisce con assoluta certezza di essere stato avvelenato. Si volta quindi verso il gruppo e con distacco, quasi non parlasse di sè ma di qualcun altro, dice:

"Sto morendo"

Adrian dimostra nervi d'acciaio e con metodi alquanto rudi ma efficaci spurga la ferita dal veleno, per fortuna non ancora entrato in circolo. La pratica è dolorosa e nel frattempo il braccio di Thomàs si paralizza fino al gomito. Tuttavia la ricompensa è lauta: il baule contiene molte monete e corazza nanica che Khursos subito sperimenta.

Frattanto Geov dimostra interesse per il gatto. Dopo qualche iniziale reticenza, la bestiola accetta di essere presa in braccio e il ranger, constatato che si tratta di un normalissimo gatto ben tenuto e nutrito, la accarezza con mano ferma godendosi le sua fusa. In questo quadretto armonioso continua la razzia degli altri tre.

L'altra stanza si direbbe essere una camera da letto, ben arredata e pulita. Su una scrivania vengono trovati molti appunti e fogli vergati con calligrafia filiforme. Khursos li raccoglie e, ordinatili, li legge. Si tratta di una sorta di diario, di cui si deduce essere di appartenenza di Kelariel, che spiega molte cose. Se ne riporta per intero il contenuto:

"
Questa notte ho raggiunto la fortezza. Sono sicuro che il Portale non
sia solo leggenda, deve esistere veramente qua sotto, da qualche parte.
Ora devo solo trovare qualcuno per gli scavi.

E' già un mese dacchè sono giunto qui. Dentediferro si sta dando da
fare, ha già riunito diverse bande di coboldi, ma fatica a tenerli a freno.
Quegli sciocchi attaccano gli abitanti del villaggio. Se mi attirano qui
qualche avventuriero o i miliziani giuro che strapperò personalmente loro
gli occhi.

I coboldi sono sempre più instabili. Ho fatto male a fidarmi di loro, anche se hanno scavato bene. Hanno trovato con facilità l'accesso ai sotterranei, sepolto sotto molte macerie, e l'hanno liberato. Ho mandato Dentediferro ad Altarupe per iniziare a preparare il terreno. Quando il Portale sarà aperto, avrò bisogno di molte spade.

I coboldi hanno prodotto i primi danni. Un prete di Pelor è venuto qua in zona a ficcare il naso. Ho provato a catturarlo ma è riuscito ad avere la meglio sui dieci incapaci che ho mandato. E' potente e pericoloso. E' tornato al villaggio, ma devo toglierlo di mezzo.

L'elfa cacciatrice, Ninaran, è ormai mia. Ha capito i rischi che stiamo correndo e ha deciso di seguire il mio operato. Orcus è veramente Grande. Con il suo aiuto, una volta spezzato il Sigillo, potremo muovere guerra all'ombra che si sta sollevando ad est. Anche Ninaran l'ha capito. Ma quel prete mi metterà i bastoni tra le ruote. Devo usarla per condurlo qui.

Ottimo! Ninaran ha spinto il prete nuovamente alla fortezza. Questa volta l'ho affrontato di persona e l'elfa mi ha dato una mano. In due siamo riusciti a sconfiggerlo. Ma non l'ho ucciso. Ho in mente altro. Forse la sua venuta qui non è stata casuale. Orcus ha previsto tutto, e la mia Fede è stata debole.

Dentediferro ha fallito. L'ho cacciato, credo stia con i suoi coboldi ora, in qualche caverna. Devo farlo fuori. Forse l'elfa potrà aiutarmi. Una tribù di goblin delle colline è giunta qui qualche giorno fa. Balgron, il loro capo (un essere ripugnante, grasso come il vanto) ha giurato fedeltà. Sostituiranno i coboldi. Puzzano uguale, ma sono più disciplinati.

Ho dato il prete in mano all'hobgoblin sfregiato per fiaccarne lo spirito e quell'imbecille per poco lo uccideva! Stupido sadico. Darei volentieri in pasto lui alla Cosa sulla Soglia, se solo non temessi di offenderla.

E' inaudito. Intollerabile. Oggi due hobgoblin dei Predoni Sanguinari sono giunti qui, al mio cospetto, a chiedere trattative. Come se non sapessi con chi sono immischiati. Vogliono schiavi per rimpinzare l'esercito dell'est, proprio quello della mia nemica! E li vengono a chiedere a me! A me! E offrono denari! Volgari bestie...
I goblin qualche giorno fa hanno scoperto una nuova sala nei sotterranei, invasa da scure acque. C'è qualcosa nell'acqua, poichè ho già
perso quattro di loro. Avevo dato l'ordine di chiudere l'ingresso con una porta per evitare altri incidenti, ma forse ora mi torna utile.

L'ho aperto! Il Sigillo è stato spezzato! La Cosa preme contro il tessuto del nostro mondo, è solo questione di tempo prima che riesca a lacerarlo!
Per fortuna non occorreva quel che stava cercando lo gnomo, gli antichi
testi sono probabilmente stati mal tradotti. PS: lo gnomo è stato fatto fuori, credo che ci siano altri ficcanaso provenienti da Altarupe. Strano che il mio contatto di laggiù non mi abbia avvertito.
"

Sotto il letto, invece, viene trovato un altro scrigno. Questa volta decide di aprirlo Khursos, mentre Thomàs ancora si massaggia il braccio che sta via via tornando in vita. Al sollevamento del coperchio, una nuvoletta di acido si sprigiona ma il draconide è rapido a sottrarsi e il gas si dissolve senza danni nell'aria, rivelando come contenuto un'ulteriore ricca somma di denaro e una spada corta magica che Geov promette di mettere e buon servizio.

Le scosse di terremoto, nel frattempo, continuano. Thomàs va ad origliare al portone e, oltre un lungo e buio corridoio, ode una voce salmodiare empie parole. Il Gruppo si accinge a quello che deve essere lo scontro decisivo: la voce deve appartenere a Kelariel, e il canto è nientemeno che il Rituale per spezzare il Sigillo!

Percorso il corridoio, arrivano in una grande stanza. Due guerrieri scheletrici bloccano la via, una figura incappucciata, dall'altra estremità della stanza, inizia a muovere le mani in gesti sinistri. Kelariel è rivolto verso il muro ad ovest, davanti ad uno spettacolo orrendo: il Portale. Una sorta di membrana grigiastra si agita laddove dovrebbe esserci il muro, e qualcosa di tentacoloso preme dalla parte opposta mentre Kelariel continua ad intonare il canto.

Nel muro ad est, di fronte al portale, una antica statua di Bahamut è stata sfregiata e, incatenato ad essa, pende il corpo esanime di Benjas!

Adrian si fionda verso il cugino, incurante dei colpi degli scheletri, mentre Khursos e Thomàs affrontano i guerrieri sulla soglia. Geov invece, impavido, scatta verso lo stesso Kelariel, impegnandolo in un corpo a corpo!

La battaglia è epica: la figura incappucciata scaglia micidiali dardi di origine necrotica che hanno lo spiacevole effetto di immobilizzare. Adrian e Thomàs ne divengono i principali bersagli e il chierico, stretto tra la morsa dei dardi e di uno degli scheletri, passa alcuni brutti momenti. Riesce tuttavia a raggiungere il cugino e tenta di rianimarlo, ma invano. Tuttavia si solleva nel vederlo ancora vivo.

Khursos tiene a bada l'altro scheletro mentre Geov sperimenta sulla sua persona la poderosa potenza del fanatismo di Kelariel: la sua mazza lo colpisce ripetutamente, ed ogni colpo è talmente doloroso da ridurlo in breve allo stremo.

Come se non bastasse, alcuni tentacoli lacerano temporaneamente la membrana del Sigillo e sferrano dolorose sferzate al Nostro, tentando di trascinarlo dall'altra parte.

Passano preziosi minuti prima che Adrian e Thomàs riescano ad avere la meglio sul tizio incappucciato, che nel frattempo fa anche risorgere lo scheletro sconfitto con fatica da Khursos! Tuttavia, quando anche questo cade, sommerso dal potere radioso di Adrian, la bocca di fuoco del gruppo si può concentrare su Kelariel e venire in soccorso del povero Geov che sta pagando a caro prezzo la sua temerarietà.

Ma ecco che Kelariel mette un piede in fallo e perde l'opportunità di colpire nuovamente Geov. Il ranger ne approfitta e può tirare il fiato e recuperare forze. Le scosse di terremoto continuano, più o meno in concomitanza dei tentacoli che riescono a superare il Sigillo e colpire Geov. Mantenere l'equilibrio diventa difficoltoso, e più volte Adrian e Thomàs cadono a terra.

Anche Kelariel però sembra essere alle strette. Gridando invettive contro Geov e i suoi compagni continua a lottare con febbrile eccitazione, invocando Orcus e recuperando parte delle sue forze. All'ennesima scossa di terremoto, Geov viene trascinato un po' più vicino al Portale e vede i contorni di un'immenso e malvagio volto, appena al di là della membrana... La visione dello stesso aspetto di Orcus è tale da sconvolgerlo e farlo fuggire dal terrore. Kelariel ne approfitta per colpirlo con un maligno raggio che lo indebolisce.

Ma sono veramente le ultime schermaglie. Il gruppo continua a bersagliare Kelariel, ormai con attacchi basilari, dopo aver attinto a tutte le forze a disposizione. Geov recupera il coraggio e torna alla carica: un ultimo micidiale colpo spinge all'indietro Kelariel e lo fa crollare in ginocchio. Oltre il Portale, il volto di Orcus si distorce in un ruggito di rabbia: Khursos e Geov strisciano lontano, terrorizzati, mentre due tentacoli afferrano Kelariel e lo trascinano dall'altra parte e il suo ultimo grido stridulo riecheggia:

"Orcus è Grande!"