Il Male antico, episodio III

#19: A lavurè! Barbùn!

Apprese le sconcertanti notizie, i Nostri muovono senza ripensamenti verso Altarupe (non prima di aver terminato una instancabile sessione di mercato durante la quale Khursos si è deciso a vendere Aecris in cambio della promessa che Valthrun non la rivenda a sua volta).

Il viaggio è tranquillo, ma durante il secondo giorno Khursos deve fare i conti con uno strano malessere. Quella stessa sera Adrian, visitatolo, gli diagnostica una malattia. Si decide di vedere come procede.

Il giorno dopo, sempre a sera, Khursos è messo sempre peggio. Debole, ha iniziato a perdere anche vitalità. Adrian si decide quindi a praticargli un rituale di Cura Malattia, durante il quale viene a conoscenza della vera natura del malessere: Khursos credeva fosse una sorta di maledizione per aver venduto Aecris, ma in realtà il chierico riconosce il germe di un'infezione da non morto, e i sospetti ricadono sulla mummia incontrata negli oscuri sotterranei della fortezza.

Il resto del viaggio procede senza intoppi e i Nostri approdano ad Altarupe, trovandola più o meno come l'avevano lasciata.

Una capatina veloce da Zemoar e poi da Grundelmar, il quale ha alcune sinistre notizie (ma toh!) per il Gruppo: il lord si è recentemente ammalato di qualcosa di apparentemente incurabile. Quasi istantaneamente il Consiglio, composto da lord Azer, il signor Kamroth, il vecchio Nimrozan e il capitano delle guardie Zimmerman, ha preso il comando.

Tuttavia ora a palazzo ci sono solo i primi tre, in quanto Zimmerman sarebbe stato mandato a nord assieme al grosso della guarnigione per fronteggiare un non meglio determinato problema con degli hobgoblin.

I nostri non ci vedono chiaro e decidono di andare a palazzo a verificare di persona, e magari a tentare una cura per il lord.

Giunti a palazzo lo trovano sguarnito di ogni protezione e solo un giovane paggio viene loro incontro, pregandoli di seguirli fino alla stanza del Consiglio.

Ivi giunti, trovano i tre consiglieri intenti a consigliarsi. Dei tre, Nimrozan sembra a dire il vero il meno attivo, anzi appare come un vecchio semi addormentato sulla sua sedia. Il signor Kamroth prende la parola e, nonostante l'esplicita violenza dei Nostri (Khursos e Adrian entrano con le armi sguainate) cerca di riportare il dialogo su un piano civile.

Conferma la malattia del lord e acconsente affinchè Adrian vada a tentare una cura. Con lui va anche Khursos, che non si fida del prurito alla mano e del proprio autocontrollo.

Geov e Thomàs restano e Geov inizia uno scontro verbale fatto di fini colpetti e abili ritirate, duello nel quale il signor Kamroth si cimenta con gioia. Dallo scontro emerge che ad Altarupe di quel che sta accadendo ad est interessa relativamente, e che anzi gran parte delle storie che si sentono sono una montatura. Quel che c'è di vero è che gruppi di umanoidi si sono organizzati, e prima che ciò degeneri è meglio dare un freno, ma certo non si può parlare di invasione. Sospetta anche che i Nani di Forte Martello abbiano aperto le porte della loro fortezza, in cambio di qualcosa, più che essere caduti.

"L'oro è il vero motore del mondo!" sembra riassumere il discorso di Kamroth, che nell'indignazione trova comunque una scusante per i Nani.

Zimmerman è stato mandato a nord proprio con lo scopo di bloccare una frangia di hobgoblin, troppo vicini ad Altarupe per essere tollerati.

Quando Thomàs chiede dei villaggi ad est riceve solo una risposta sprezzante:

"Ci sono i ribelli, che se la vedano loro. Se si sono fatti cacciare dalle loro case è giusto che lottino per riaverle. Altarupe in questo non dovrebbe entrare, anzi ha già fatto troppo" alludendo forse agli aiuti mandati dallo stesso Thomàs settimane prima.

Terminate le discussioni, il signor Kamroth ammette di aver bisogno degli Eroi per far fronte ad un problema interno di rara importanza: dall'arresto del supervisore del porto, il nano smascherato dai Nostri come l'esecutore dell'omicidio Sandercot, il porto è rimasto senza un valido controllo. Risse scoppiano regolarmente, le merci spariscono, i mercanti sono scontenti e chiedono garanzie.

La richiesta di Kamroth è di assumere il controllo del porto per qualche tempo, almeno finchè Zimmerman e la guarnigione non faranno ritorno, cosa prevista a breve.

Accettata l'offerta, i due ranger escono e, nel cortile esterno, incontrano Adrian e Khursos, sconfitti. Non sono infatti stati in grado di curare lord Markenlhay.

"Non è malato" sostiene Adrian, "qualcos'altro lo affligge, ma non è nè malattia nè effetto magico". Purtroppo, non ha potuto far nulla. Neanche il draconide, che ha perlustrato tutta la stanza, ha trovato indizi.

Ed è così, un po' sorpresi, che i Nostri si avviano al porto e prendono possesso della casupola del supervisore e iniziano il loro incarico di portuali: casse, timbri, facchini da gestire, mani leste da controllare... per la prima volta gli Eroi assaporano il basso lavoro.

A fine giornata, ancora storditi dalla piega presa dagli avvenimenti (dopotutto passare da un incontro ravvicinato con Orcus nei sotterranei di una antica Fortezza alla vidimazione dei documenti portuali per lo scarico di qualche cassa di stoffe può causare sconcerto) i Quattro si accingono a tornare ai propri alloggi quando Geov trova, nel registro, un bigliettino:

"Stasera nel bosco. Attenti a non farvi seguire"