Il Male antico, episodio III

#24: La Stanza Segreta

Sconfitto Kamroth e il suo drago, il gruppo si rende conto di aver svegliato mezza Altarupe e che una folla di popolani impauriti e affascinati li fissa dagli usci delle case e dai vicoli.

I quattro non sanno bene come procedere: Khursos e Adrian vorrebbero andare a palazzo, dove dovrebbero esserci Azaer e Nimrozan o almeno quel che rimane di loro, e discutere dell'accaduto. Geov invece, che custodisce il segreto della cappella sotterranea ancora immacolata, insiste col dire che bisogna terminare il lavoro all'interno della casa.

Dopo un po' di discussioni Adrian, che nel frattempo aveva fatto il possibile anche per calmare la popolazione sconvolta, prende l'iniziativa e affida ad un giovane locale, tale Milko, di correre a palazzo e chiamare gli altri due reggenti.

Fatto questo, anzichè decidere subito di entrare nella casa, passa altro tempo in discussioni/litigi. Finalmente Khursos mette Geov alle strette:

"Ma perchè dobbiamo tornare là dentro? Cosa sono questi segreti? Cosa c'è la sotto da vedere?"

A questo punto, la risposta "non abbiamo ancora trovato indizi e prove contro Kamroth" cessa di reggere, e Geov candidamente confessa:

"C'è una stanza al piano interrato. Appena ci entri escono fuori un teschio volante illuminato di verde e due serpenti di metallo viventi. La stanza è vuota tranne che per un altare di Tiamat"

La fiamma dell'avventuriero si riaccende anche negli altri tre e si decide quindi di andare a dare un'occhiata.

Giunti alla stanza Geov avverte ancora una volta:

"Basta mettere un piede là dentro e quei tre guardiani escono da dietro l'altare. Non ho visto segni di trappole o altro, come fare?"

"Forse Kamroth veniva riconosciuto" dice qualcuno Thomàs, ragionando.

"Forse aveva qualcosa che fungeva da lasciapassare" dice qualcun altro dice ancora Thomàs.

"La statuetta di Tiamat!" esclama Geov, tirando esclama Thomàs, proponendo a Geov di tirare fuori dallo zaino la statuetta trovata da Thomàs al piano di sopra, nella stanza di Kamroth.

"Bene, prova" dice Khursos.

"Io?" chiede Geov.

"La stutuetta ce l'hai tu (non dichiarata al gruppo, te la volevi rivendere per i fatti tuoi eh? Adesso pedala!)"

Ed è così che, mentre gli altri tre guardano da fuori, Geov entra nella stanza, la statuetta in una mano e la spada nell'altra.

Come da programma, il teschio e i due serpenti di metallo escono da dietro l'altare, ma si fermano. Il teschio continua a volare a mezz'aria, compiendo cerchi regolari e producendo un sinistro ronzio.

Geov, ancora non proprio tranquillo, avanza fino all'altare. Nella parte nascosta trova l'incavo per una chiave. Prova a metterci dentro la chiave trovata sul corpo di Kamroth... entra e gira.

L'altare trasla mettendo a nudo una scalinata di pietra che scende.

"Che faccio, vado?" chiede Geov agli altri tre, sull'uscio.

"Vadi vadi!" sussurrano loro, e lo vedono scomparire nel buio.

Un minuto. Due minuti. Tre minuti.

Khursos muove per caso lo sguardo su Thomàs e, agghiacciato, legge a chiare lettere sulla sua fronte le sue prossime intenzioni: quasi quasi provo a tirare una freccia da qui a quei serpenti...

"Non farlo!" lo ammonisce, e il ranger ritorna ad annoiarsi.

Quattro minuti. Cinque minuti. Sei minuti.

"Geooov?" si arrischiano a chiamare. Nessuna risposta. Il teschio continua a ronzare, i serpenti ondeggiano.

Sette minuti. Otto minuti.

"E' morto" sentenzia qualcuno.

Ma ecco che, al nono minuto, il braccio di Geov riemerge dal buco e getta sul pavimento una sacca tintinnante. E poi un'altra. E poi anche un bauletto.

"Ci sono anche dei libri e delle pergamene là sotto, ma ci va qualcun altro a leggere. Ho trafugato il tesoro. Nel baule ci sono delle uova". Poco dopo si scoprirà la loro natura: uova di draconide.

Khursos, presa la statuina, va ad esaminare i libri: testi esoterici su Tiamat e alcune cronache storiche drow. Nessun documento che provi un collegamento tra Kamroth e qualche agente esterno.

Fatto l'inventario del tesoro, i Nostri si decidono finalmente ad andare a palazzo.

Ivi trovano Milko che, spaventato ma restio ad andarsene, gira ancora intorno alle mura esterne.

"Dunque?" chiedono.

"Sono entrato e non c'era nessuno. Non ero mai stato a palazzo. C'erano delle scale e ho pensato di andare di sopra. Su c'era una porta e qualcuno che parlava, così ho bussato e ha aperto un soldato, ma non un soldato come quelli della milizia, era uno tutto vestito di nero, un forestiero. Mi ha minacciato e mi ha detto di andarmene e così sono scappato. Però mi è parso di sentire dei rumori dentro la stanza, come qualcuno imbavagliato"

"Sono ancora vivi dunque!" esclama Adrian, riferendosi a lord Azaer e a Nimrozan. "Bravo ragazzo, bel lavoro. Ora ti dispiacerebbe restare qui a fare la guardia a questi due cadaveri?" chiede, indicando i resti mortali di Kamroth e della tiefling.

Milko accetta e i quattro si fiondano dentro il palazzo, raggiungono la porta e, come al solito, bussano.

"Sei ancora qui?!?" esclama una voce irritata da dentro. Passi pesanti si avvicinano, la porta viene aperta e... Khursos soffia il suo veleno. La guardia indietreggia e tossisce, Khursos si appiattisce contro la parete e ordina a Geov, dietro di lui, di attaccare. Come un mastino Geov, animato dal comando, si lancia sulla vittima, ferendola.

La guardia si getta a terra, sanguinante e piagnucolante, mentre la seconda guardia punta la spada contro la gola di Azaer e Nimrozan, legati e imbavagliati a due sedie.

"Fermi o li uccido!"

Ma Adrian esegue un Incuti Paura e la guardia, terrorizzata, fugge verso il fondo della stanza, dove Thomàs la disarma sotto la minaccia del suo arco.

Slegati i due consiglieri e legate le due guardie, i quattro vengono a sapere di come la figlia di Azaer abbia tradito, raccontando a Kamroth del loro piano, e di come Kamroth fosse pronto ad accoglierli con l'aiuto del suo piccolo esercito personale. Dopo averli legati si era diretto verso casa sua con i soldati e il drago che aveva richiamato, per liquidare la questione con i Quattro.

"Non credavamo potesse arrivare a tanto" commenta Azaer, "Bisogna agire, e subito. E' tempo che Altarupe passi all'azione. Per prima cosa dobbiamo ristabilire un contatto con gli unici nostri alleati: i ribelli dell'est"

"Si hanno notizie di Zimmerman?" chiede Adrian.

"No, da quando è partito nessuna notizia. Siamo troppo distanti, e tra noi non c'è comunicazione. Le strade sono pericolose, in queste condizioni non possiamo collaborare e organizzarci. Occorre accorciare le distanze tra noi e loro, e rendere sicure le vie"

"Come fare?"

"Ci sarebbe il mulino Chandler" suggerisce Nimrozan.

"Tra Altarupe e Bosco Ammantato, dove sappiamo esserci una sacca di ribelli, c'è un vecchio villaggio, credo si chiamasse Pianalunga, abbandonato ormai da un secolo. E' meglio noto come mulino Chandler, per via del ricco mugnaio che vi abitava" spiega Azaer.

"Allora potremmo andare là e creare un avamposto" dice Adrian.

"Ma siamo in quattro, e dobbiamo andare dai ribelli" obietta Khursos.

"E' giusto. E' importante che voi andiate da loro. Ma potreste partire con alcuni dei miei uomini, credo di poterne racimolare cinque o sei in grado di impugnare una spada. E con voi verranno anche un fabbro e un carpentiere: occorreranno sicuramente dei lavori di restauro. Il mulino Chandler è fuori della strada, più a nord, in mezzo alla pianura, dove passava la vecchia via. Da lì potrete raggiungere i ribelli".

"E sia! Ora però vediamo con cosa riusciamo a barattare tutta la bella roba trafugata dal covo segreto di Kamroth!"