Il Male antico, episodio III

#33: Prima che il ranger cada tre volte…

... "La tua vita!"

Geov parte all'attacco e colpisce duramente l'orco, ma accade qualcosa che non si aspetta. In reazione al colpo subito, l'orco mena un pesante fendente con la sua altrettanto pesante bipenne contro lo stupefatto ranger, che barcolla sotto la potenza del nemico. L'energumeno è poi velocissimo a sferrare il suo attacco regolare, riducendo drasticamente la vitalità del Nostro.

Ma Geov non demorde. Colpisce nuovamente l'orco, le cui difese sono facili da superare, ma viene a sua volta ricolpito dalla reazione del bruto. Geov inizia a capire che le cose stanno prendendo una brutta piega. Al colpo successivo dell'orco il nostro inizia a sanguinare copiosamente e gli occhi del suo nemico si accendono di bramosia omicida. Ma l'effetto dei colpi subiti risveglia anche primitivi poteri sopiti nell'Eroe, e i due cominciano a scambiarsi colpi sempre più micidiali.

Frattanto Thomàs, ancora assieme ai ranger di Dren, intenti a recuperare i feriti e contare i morti sul campo di battaglia, si guarda intorno alla ricerca del compagno, e lo scorge lontano, vicino la riva del lago, in duello con il formidabile avversario. Anche se lontano, intuisce che Geov non può farcela da solo e corre in suo soccorso.

E proprio mentre Thomàs corre, vede l'orco alzare la grossa ascia e calarla sul compagno. Geov riceve il colpo e, pienamente cosciente della sua fine, si accascia ai piedi del fiero avversario. L'orco sbuffa, dolorante ma compiaciuto. Thomàs urla, avanza ancora qualche passo e tira col suo arco, disperato. Adrian si accorge di quanto sta accadendo e parte in corsa, dimenticandosi di avvisare Khursos che, preso dall'euforia dei suoi uomini, sta ancora dando sfoggio di leadership tra i suoi quaranta contadini.

L'orco parte alla carica verso Thomàs. Il ranger non indietreggia: sa che non può usare la Tattica dell'Ogre, non questa volta, non quando occorre finire in fretta il lavoro. Scaglia le ultime due frecce e getta l'arco, imbraccia la sua spada e si fionda sull'orco in un pericoloso corpo a corpo. Ma le ferite inflittegli da Geov sono profonde, e Thomàs riesce ad abbatterlo.

Adrian è ancora indietro, Thomàs parte in corsa e raggiunge il corpo di Geov. E' freddo. Immobile. Quasi non respira più... quasi! Thomàs sa di non poter aspettare l'arrivo del chierico, i secondi sono preziosi e Geov sta probabilmente per esalare l'ultimo respiro. Memore delle sue vecchie nozioni di pronto soccorso, Thomàs fa come può per cercare di bloccare il sangue e aiutare l'amico a respirare... e riesce!

Giunge poi finalmente anche Adrian. Il chierico fa scansare il ranger e impone le mani sul moribondo: la luce di Pelor lo avvolge, riportandolo al dolore della vita. Con un urlo Geov si risveglia.

I tre tornano dal resto del gruppo. L'orco aveva un bel pugnale magico, che Geov tiene forse per ricordo, e una pesante chiave di ferro. I novelli combattenti dell'Esercito della Valle acclamano l'impresa, mentre Zimmerman si dirige verso Khursos, guardando il villaggio silenzioso e nebbioso con sguardo truce.

"E' il mio cavallo!" dice subito Khursos, sulla difensiva, abbracciando il suo vicino cavallo bianco, fraintendendo le intenzioni del guerriero. Zimmerman corruga la fronte. "Non mi piace..." inizia a dire.

"Cazzo vuoi? Ce l'hai con me?" si inalbera il draconide. Zimmerman si gira: lì vicino c'è il solito Adrian, e opta per rivolgersi a persone più civili.

"Non mi piace l'aspetto del villaggio" dice, lasciando Khursos a borbottare e sistemare il suo cavallo bianco.

"Perchè?"

"Troppo tranquillo"

"Hai paura che ci siano i ragni?" interviene Thomàs.

"Non so... dopo la questione di Umosa e quei ragni giganti trovati nella locanda... temo sia pericoloso entrare nel villaggio senza le giuste precauzioni"

"Mi sembra giusto. Andrò in avanscoperta" si offre Thomàs.

"Dai dunque, che sono già pronto io, sul mio cavallo bianco. Andiamo" dice Khursos e, montati tutti a cavallo, i Quattro entrano a Rivarossa.

La piazza del villaggio è deserta. La locanda vi si affaccia silenziosa, la porta spalancata, il puzzo dei goblin che ne fuoriesce. Gruppetti di casupole giacciono intorno, nella nebbia lacustre. Khursos e Thomàs entrano nella locanda in cerca di ragni o altre insidie, ma ne escono portando barilotti di birra ancora intatti e un paio di fiaschi di ottimo liquore dei nani. Khursos penetra in un altro edificio, trovando una piccola armeria e un buon punto di osservazione da cui si scorge la rocca padronale, una vecchia torre costruita su una piccola altura, e la zona del porticciolo, con i magazzini e gli uffici.

Proprio mentre Thomàs si chiede dove siano le donne del villaggio Geov, che sta già cercando di sfondare la porta del magazzino, ode dei lamenti spaventati dall'interno. La porta viene distrutta e vengono liberate le donne, i vecchi e i bambini di Rivarossa, segregati da giorni nel freddo e sporco magazzino.


I Nostri riaccompagnano i poveretti al campo base, dove le famiglie finalmente si possono ricongiungere. E si ritorna in esplorazione. Tra gli edifici di interesse restano gli uffici del porto, la cui porta è chiusa, e la torre. Mentre Khursos riflette Thomàs ha già scassinato la serratura degli uffici. Si entra.

L'ambiente è piccolo e buio: qualcuno ha sprangato le finestre con delle travi di legno. Ci sono vari sacchi contenenti cibo e oggettistica varia, ma proprio mentre i nostri iniziano a cercare ecco che qualcosa da loro le vertigini. L'aria sembra deformarsi e davanti a loro compare un orrore del sottosuolo: un balhannoth! Orrido lumacone tentacolato e teletrasportante (di cui abbiamo una diapositiva):

Diapositiva del Balhannoth

Il mostro da subito sfoggio delle sue abilità: colpisce duramente con i suoi tentacoli, che può far sferzare tutto intorno a lui in un ampio raggio, e si teletrasporta in un angolo della stanza, lasciando confusi e frastornati coloro che lo vedono.

La battaglia ha inizio. I Nostri scoprono subito, loro malgrado, che la grossa lumaca è incredibilmente dura da ferire e molto, molto resistente. Si rivela anche estremamente rapida nel muovere i suoi tentacoli, e raramente i Nostri riescono ad anticiparla, subendo sempre pesanti ferite. Il sangue sgorga copioso: ad ogni colpo praticamente tutti vengono raggiunti dai tentacoli e il mostro si teletrasporta sempre in posizioni di vantaggio. Geov e Khursos gli si trovano più spesso adiacenti, e contro di loro sferra i colpi più micidiali. Geov, già debilitato da una brutta ferita alla gamba procuratasi da solo, è lento a schivare e diviene facile preda, ma riesce anche a ferire più volte l'aberrazione.

Tuttavia, per la seconda volta in una mattina, Geov viene sconfitto. L'ennesima scudisciata lo costringe a terra e il conto alla rovescia riparte, ma questa volta molto più velocemente. Khursos è vicino alla porta, Adrian appena fuori portata del mostro, Thomàs contro una parete. Geov giace a fianco della massa del mostro. Impossibile per Adrian avvicinarcisi senza subire pesanti danni, danni che ormai neanche il suo corpo potrebbe sostenere. Impossibile anche per Thomàs, che non ha nulla con cui curare il compagno.

Dura, ma non impossibile, per Khursos. Il condottiero torna all'attacco ma fallisce, schiva il mostro e riesce a rompere sulla bocca del compagno caduto una pozione di guarigione.

"Uccidilo!" urla a Thomàs. Geov infatti si riprende, ma il prossimo colpo lo porterebbe nuovamente alla morte.

Thomàs avverte tutta la pressione della situazione: incocca le frecce con mano tremante ma sbaglia il colpo. Khursos dispera: è finita. Geov, in fin di vita, tenta a sua volta un attacco ma non scalfisce la carne viscida della lumaca.

Nemmeno le fiamme di Adrian sono efficaci. E il mostro attacca di nuovo. Geov, colpito a morte, crolla nuovamente, per la terza volta.

Le risorse sono finite: niente più poteri, niente più pozioni, niente più impulsi, niente più Geov. Anche il balhannoth è duramente ferito, ma ha ancora una riserva di energia per porre fine ai quattro miseri bipedi e curarsi le ferite divorando i loro corpi.

Thomàs incocca di nuovo le due frecce. E' l'ultima possibilità. Il suo prossimo colpo ucciderà Geov e metterà molto male le cose per tutti loro. Thomàs tende la corda, mormora una preghiera e tira.

Gli dei, da qualche parte, osservano divertiti la cosa. Hanno forse scommesso tra loro sull'esito di questo scontro, iniziando ad accorgersi della presenza di quattro individui interessanti in un angolo nebbioso e noioso di mondo. Vedono il giovane umano tendere l'arco e partono le scommesse. Divertiti, decidono di non interferire e di avvallarsi dell'articolo sul Libero Arbitrio: si limitano a tirare due dadi...

 

 

Nei saloni divini scoppia una fragorosa esultanza mentre più in basso, molto più in basso, in quella stanza degli uffici portuali di Rivarossa, un balhannoth viene trafitto al cuore e muore, l'attimo prima di scrivere la parola "Fine" nelle Cronache della Valle.

DM dice:

E' scomparsa l'immagine del secondo dado!

adrian dice:

le ho messe direttamente sul sito dato che non la voleva caricare da server esterno 

dice:

Il raconto è perfetto... però è doveroso sottolineare come il signor Zimmerman voleva fregarmi il cavallo e quando IO me ne sono accorto ha detto tra sé e sé "non mi piace" che tradotto = "non mi piace che khursos sia così sveglio...quel cavallo non glielo fregherò mai...anzi ho paura che lui mi fregherà il SUO posto di lavoro da capitano delle guardie"...

quando l'ho sgamato per la seconda volta si è inventato la storia che il villaggio non gli piaceva.... ma sono tutte scuse....

A me quello lì non mi è mai piaciuto, cazzo.

Khuros. dice: a scanso di equivoci il post di prima l'ho scritto io