Il Male antico, episodio III

#39: Povero Diavolo!

I Nostri impavidi e senza macchia si accingono tosto a razziare per bene il cadavere del drow, ma ecco che un rantolo sale alle labbra del nemico caduto. Thomàs, sorpreso, gli sferra un calcio. Il drow rotola di lato e tossisce: non è morto!

Dalle labbra insanguinate escono parole nella sua lingua, frasi dal suono tagliente. Il drow fissa il suo carnefice con odio e Thomàs risponde con altri calci, anche in pieno volto, esternando un'ira che quasi lascia basito lo stesso Khorin.

"Piano, piano! Aspetta!" cerca di bloccarlo Khursos. Il draconide si avvicina al drow e cerca di ripetere a voce alta le frasi.

"Scrivetele!" incita i compagni, mentre ripete senza capirle le strane sillabe della lingua del Sottosuolo. Ma il drow parla ancora per poco: le ferite del combattimento e il duro trattamento di Thomàs lo costringono presto al silenzio eterno.

Al termine il Gruppo si ritrova con alcune frasi scarabocchiate su mezzi di fortuna. Adrian tenta un rituale di lettura e, nonostante qualcosa sia andato perduto, riesce a tirare fuori alcuni periodi di senso compiuto: "Non uccidete la mia Regina", "Non ci sarà Abisso abbastanza profondo per la mia Vendetta" e un ultimo, straziante, "Abbiamo già pagato il prezzo per il nostro amore".

"Si riferisce chiaramente all'esilio" sostiene Adrian, che viene folgorato dalla consapevolezza: "Quindi questo qui si era innamorato della Regina e sono stati esiliati! Beh, mi sembra chiaro. Cosa aveva addosso?"

"Un anello delle palle di fuoco, una bacchetta delle palle di fuoco, una spada lunga molto affilata e magica e qualche ninnolo assortito" rispondono i compagni mentre si dividono i beni.

"E' ora di andare" li richiama Khorin, "se il drow era qui allora mio padre deve essere stato costretto sotto tortura a parlare! Dobbiamo salvarlo!"

E così si arriva al buco segreto: un foro buio nella pietra che scende giù fin dentro la montagna. "Qui c'è da stare attenti: sono circa sessanta metri di discesa" avverte Khorin. Ma il gruppo ha alcune corde. Si decide per legarsi tutti assieme di modo che, nel caso qualcuno perda la presa, gli altri possano tentare di trattenerlo... o, naturalmente, cadere tutti assieme.

Una volta imbracati si parte. Khorin mostra una buona presa, Geov e Khursos lo seguono, Thomàs scende con naturalezza, Adrian... beh, il chierico si cala con gamba tremolante, ma come lascia il bordo viene colto da insicurezza... dove mettere il piede? Forse lì, su quella sporgenza a forma di naso di coboldo...

"Aahhhhh!!!!"

"Cadeeee!!!!" urla Geov. Ci si aggrappa alla roccia con tutte le proprie forze e per fortuna si evita la caduta collettiva.

"Eh eh" ridacchia Thomàs con nervosismo, "stai attento!".

"Si, si... scusate" dice Adrian sudando. Poi, appena il tremito passa, si decide a muovere di nuovo la gamba... no, non sul naso del coboldo... magari là, in quella rientranza a forma di orecchio di ogre...

"Tutto bene Adrian?"

"Eh? S-Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!"

"Ma che caz... CADEEEEEE!!!!"

Un topo di galleria, molto più in basso, alza la testa allarmato. Drizza le orecchie in ascolto... "Aaaaaahhhhhh"... "Tienilo! Tienilo!"... "Cadooooooo"... "No io noooo"... "Su! Tirate!"... "Adrian porc!"... "Occhio laggiù!"... "Oooohhhhhhh"... "Tiraaa!!! Geov Tiraaaa!!!"... i rumori sembrano avvicinarsi, poi all'improvviso la figura di un umano atterra  lì vicino. Poi un altro. E un altro ancora. Troppa gente. Il topo fugge dentro un buco.

Il Gruppo si ricompone e si aspetta che tutti arrivino nel corridoio. Per ultimo giunge Adrian. "Ragazzi, non so proprio..."

"Ma va' a cagare!" lo battezza Geov massaggiandosi i muscoli doloranti. "Nano, procedi!"

E si procede. La strada è ancora in discesa, ma non occorre più scalare la parete.

"Ma perchè non ci avete messo degli appigli? Non è una via di fuga?"

"Sì! E proprio per questo! Noi nani siamo a nostro agio con le mani nella pietra, e le nostre braccia sono robuste! Un eventuale inseguitore avrebbe la sua difficoltà a raggiungerci... mentre una scala la sanno salire anche i goblin! E ora silenzio!"

Dopo una lunga camminata nel buio e una serie di passaggi segreti abilmente individuati da Khorin il Gruppo lascia l'angusto tunnel per ritrovarsi nell'anticamera di una enorme caverna.

"Questo è il livello superiore delle miniere" dice Khorin. Khursos osserva l'enorme caverna: al centro, lontani, si intravedono dei binari con alcuni carrelli fermi. Tutto è silenzio. La rande caverna è però illuminata dal fioco bagliore di molti globi luminosi posti lungo il perimetro, ad intervalli regolari.

"Che cosa sono? Cosa li rende luminosi?" chiede Geov, per la prima volta impressionato dalla magnificenza dello spettacolo.

"Magia" taglia corto Khorin. "Seguitemi"

Il nano si incammina verso quella che pare una voragine nel vuoto, nel lato opposto della caverna.

"Osserva, amico di Pelor! Prova ad immaginare il suono di centinaia di piccozze contro queste pareti! E le voci di altrettanti nani che cantano le gesta dei nostri Padri!" dice con orgoglio parlando con Adrian, ma viene subito zittito da Thomàs e Khursos.

I due indicano qualcosa lungo la parete nord, quasi a cinquanta metri da loro. Due grosse figure stanno strisciando dentro un corridoio, allontanandosi. Sembra che non li abbiano visti, o che li abbiano ignorati.

"Balhannot!" dice Khursos, riconoscendoli.

"Le lumache?" chiede Geov, che ancora ben ricorda il precedente incontro con una di quelle creature.

"Via! Via! Via!" sussurra Khursos, spingendo in silenzio i compagni verso la parte opposta.

E così, zitti zitti, arrivano fino al baratro. Lo spettacolo è impressionante: la già enorme caverna sembra riversarsi in un antro ancora più capiente. Un volo di quasi trenta metri porta al pavimento della seconda immensa cava, nelle fondamenta stessa della collina. Anche qui i globi luminosi rischiarano l'aria ferma e fanno luccicare la rete di binari.

Khorin si dirige verso una specie di grande cassa di legno agganciata a funi e cavi che si perdono tra pulegge e ingranaggi.

"Scenderemo con questo" annuncia, indicando uno spazio dentro la cassa in cui tre nani troverebbero comodo alloggio. Si decide di far scendere prima Khorin con Khursos e Geov, quindi Thomàs con Adrian.

I primi tre toccano terra e Khorin, armeggiando con i comandi, fa risalire l'ascensore. Ma mentre Thomàs e Adrian iniziano a scendere, ecco che un forte rumore, come di potente ruggito, si leva a circa sessanta metri, dalla parte opposta della cava. Tutti voltano gli sguardi e restano impietriti: una creatura enorme, apparentemente un verme ma ben più grosso di un drago, è sbucata da uno dei tunnel. La bocca tonda è spalancata in un nero abisso di denti. Le fioche lampade rimandano il colore rossastro della grossa pelle grinzosa.

"Per Moradin!" impreca Khorin. "Muraug!"

"Chi?" chiede Khursos.

"Scappa!" urla il principe dei Nani, dando l'esempio e iniziando a correre quanto le proprie gambette gli permettono. Thomàs e Adrian sono ancora a metà strada e l'ascensore è tremendamente lento. Khursos e Geov corrono dietro a Khorin mentre il verme si lancia verso quelle che crede delle facili prede. Il draconide nel frattempo ripassa le sue conoscenze delle creature del sottosuolo e, in un cassettino della memoria, trova la scheda tecnica del Verme Purpureo. Nulla di confortante.

"Ha la percezione tellurica!" grida Khursos a Geov, che fa spallucce e corre più forte.

Khursos pensa di avvisare i compagni e si volta, certo di vedere ormai anche Thomàs e Adrian correre dietro di loro... ma la scena che osserva è ben diversa: Adrian è a terra e si sta rialzando come da una caduta, mentre Thomàs sta per mettere piede sulla piattaforma di partenza, raggiunta risalendo lungo la corda.

"Ma che cosa..."

E in quel momento vede Thomàs tendere l'arco e scoccare una freccia verso il mostro in rapido avvicinamento. Il ranger sembra sicuro di sè, e per un momento infinito il condottiero si lascia convincere da tanta sicurezza: osserva la freccia volare nell'aria immobile della cava e colpire in pieno il corpo dell'enorme verme... e frantumarsi contro di esso, perdendosi nel pulviscolo di roccia frantumata provocato dagli spostamenti della creatura.

Thomàs sembra perdere baldanza e pare valutare l'ipotesi di un ritiro, ma poi deve ricordarsi dei due balhannoth e tentenna.

Khursos impreca e urla qualcosa a Geov, prima di staccarsi e iniziare a correre, stupendosi, verso il verme. "Ehi tu!" urla alla creatura, poi allunga la mano e dall'anello del drow parte una sfera infuocata che va ad esplodere tra il verme e Thomàs, provocando un grande schianto di roccia.

Il verme, attratto dalla vibrazione, si dirige verso l'esplosione.

"Scendi cretino!" urla Khursos a Thomàs. Il ranger sembra restio: dopotutto è sempre un volo di trenta metri. Alla fine opta per riusare la corda e Khursos, bestemmiando, deve lanciare una seconda palla di fuoco per tenere a bada il verme.

Quando anche Thomàs tocca terra inizia la grande fuga verso l'uscita, un largo tunnel che Khorin ha già abbondantemente imboccato e al quale sono quasi arrivati anche Adrian e Geov, nonostante quest'ultimo abbia atteso gli esiti delle azioni dei due compagni.

Muraug, il grande verme, li insegue fino a pochi metri dal tunnel, poi di lui odono solo l'urlo di frustrazione e una specie di terremoto quando il suo corpo si rituffa nella roccia, scavando gallerie verso luoghi ignoti all'Uomo.

La corsa forsennata (e in salita) termina in un ampio corridoio ben illuminato e piastrellato. Una banchina fiancheggia il binario che, risalendo dalla miniera, percorre il tratto verso i magazzini.

Khorin prende fiato. "Che diavolo era quell'affare?" riesce a chiedere Khursos. "Muraug" risponde Khorin, come parlasse di una vecchia conoscenza, "ogni tanto si fa vedere". "E ce lo dici solo ora?" si arrabbia il condottiero, ma il nano lo ammonisce. "Silenzio! Non siamo quasi più nelle miniere... in questo livello ci sono i magazzini, i depositi dei carrelli, gli spogliatoi dei minatori e... le sale delle guardie" dice, alludendo ad una stanza che sembra aprirsi poco più avanti. Geov annusa l'aria ed effettivamente sente un odore ormai familiare.

"Grimlock" dice.

"Procederemo lungo il binario. Sulla destra vedrete aprirsi ancora per un po' passaggi ad altre miniere. Noi andremo sempre dritto e arriveremo alla sala degli scambi. Da lì prenderemo la scala che ci porterà al livello superiore, alla Sala dei Giganti, da dove..."

"Fermo fermo! Dove ci porti? La Sala dei Giganti?" chiede Khursos, ormai sospettoso. "Che nuovo scherzo è questo?"

Ma Khorin sorride. "Tranquillo, giovane drago. Capirai perchè la chiamiamo così". Poi torna a farsi truce, "da lì partono le aree residenziali dei Quattro Clan, e potremmo raggiungere la sala del trono"

"Credi di trovarci tuo padre?" chiede Adrian.

"Egli è il re, e ivi è il suo posto! Chiunque altro vi sia dovrà risponderne a me!"

E così viene fatto. Con circospezione il gruppo passa attraverso zone in cui hanno chiaramente soggiornato dei grimlock in tempi recenti, ma le trovano vuote. Recuperano però alcuni forzieri carichi di beni dei nani che lasciano nobilmente a Khorin.

Finalmente si giunge alla sala degli scambi. Qui diversi binari si incontrano per l'ultimo tratto verso i depositi. Una grande scala sale nel buio. Khorin la osserva soddisfatto.

"Questa ci porterà alla Sala dei Giganti" dice.

"Peccato che non ci arriverete!" la nuova voce proviene dalla scala stessa. Nella penombra compare un umanoide. Scende la scala e si frappone tra il gruppo e l'imboccatura. Ha la pelle rossa dei diavoli, un singolo corno sulla testa, ali da pipistrello, un corpo tonico e snello coperto da una maglia di anelle di ferro nero e una vistosa e scenografica spada fiammeggiante.

"Avete disturbato il vermone, a quanto ho sentito" dice, "inoltre, se siete arrivati fin qui, vuol dire che avete sconfitto Jiriki... i miei complimenti" sorride. "Tuttavia, il vostro viaggio finisce qui. Ma vi faccio una proposta!"

"Non stringiamo patti con quelli della tua schiatta!" ruggisce Khursos.

"Sicuro? Sappiamo bene come finirà questa faccenda: con voi a terra e io che ripulisco la mia spada. Ma possiamo rendere la cosa più interessante... possiamo stabilire delle regole!"

"Che regole?" chiede Geov.

"E' un diavolo" ricorda a tutti Adrian, "questi sono un po' fissati con le regole"

"Vi propongo uno scontro uno contro uno... uno di voi contro di me. Niente intromissioni e niente trucchi"

"Ma tu sei pazzo! Non ci staremo mai!" ride Khursos, ma mentre finisce di ridere vede Geov, convinto come non mai, farsi avanti.

"Sono io il tuo avversario" dice Geov.

"Ma che fa?" chiede Khursos con Adrian. "Il diavolo ha stabilito delle regole e..." inizia a spiegare Adrian, non cogliendo la domanda retorica. Ma lo scontro è già iniziato e Khursos ignora il chierico. Si concentra invece sul combattimento: il diavolo si muove bene, ma i suoi affondi sono un semplice esercizio per Geov, che invece va a segno. Khursos intravede subito il varco nella difesa dell'avversario e incita Geov a colpire nuovamente. Geov, pilotato dal condottiero, affonda una seconda volta e trova ancora la carne.

Il diavolo riprende fiato e ci riprova, ma Geov lo interrompe e rivolta un attacco subito in uno sferrato. Subito dopo attacca a sua volta e poi un'altra volta ancora, sempre guidato da Khursos. Il diavolo subisce e getta a terra la spada in segno di resa.

"Aspetta! Cambiamo le regole!"

"Che vuoi dire?" chiede Geov.

"Lasciami in vita, e ti dirò ciò che vuoi!"

"Dov'è mio padre?" chiede Khorin.

"Tuo padre? Non lo troverai mai..." il diavolo non riesce a trattenersi dal ridere, ma Khursos lo riporta alla realtà. "Uccidilo!" dice a Geov. "No!" implora il diavolo, poi sibila a Khursos "Tu hai infranto le regole!"

"And you loooose... fatality!" dice Khursos, che muove le dita in una articolata combo che fa partire Geov.

E la testa del diavolo viene spiccata dal corpo.

Sig.ra Cullins dice: Diavolo Tamarro

Che tamarro il diavolo!! Ha la maglietta con la retina

Spettatore attento dice:

non è mai stato detto che non si potevano usare trucchi né inganni.... inoltre, tecnicamente khursos non ha partecipato al combattimento ma ha sostenuto psicologicamente il proprio assistito....

Indi ragion per cui Khuros non ha infranto regola alcuna e se sarà necessario saremo pronti a dibattere la questione dinnanzi ad un giudice in tribunale.

 

Spettatore attento dice:

non è mai stato detto che non si potevano usare trucchi né inganni.... inoltre, tecnicamente khursos non ha partecipato al combattimento ma ha sostenuto psicologicamente il proprio assistito....

Indi ragion per cui Khuros non ha infranto regola alcuna e se sarà necessario saremo pronti a dibattere la questione dinnanzi ad un giudice in tribunale.

 

frodo beggings dice:

adrian è un frocio

adrian dice:

frocio beggings

Qualcuno dice:

Geov Legna