Il Male antico, episodio III

#40: La Rivelazione

Si riprende il cammino salendo le scale e abbandonando così gli oscuri livelli delle miniere.

"Vedrai, amico di Pelor! Vedrai la luce della Sala dei Giganti! Ivi in tempi migliori potevi trovare nani a decine ad ogni ora! E musica, chiacchiere, affari... ah!" dice sospirando Khorin. Ma la salita è quasi terminata e un ampio salone sta per aprirsi agli occhi curiosi dei Nostri.

"Preparatevi! Mirerete le statue dei venti giganti che mio bisnonno Drugor, fondatore della Fortezza, affrontò e sconfisse quando giunse su questa collina. Le loro statue sono le venti colonne che reggono la possente volta... ma vedrete da voi!"

Ma l'ingresso nella sala porta deludenti sorprese. Le statue dei giganti, impressionanti e imponenti, si perdono nell'oscurità di un ampio salone gettato nel degrado. Cumuli di sporcizia sono sparsi ovunque, assieme a carcasse di animali. La puzza è quasi nauseabonda e topi, mosche e fastidiosi insetti sono i nuovi padroni.

"Ma che..." borbotta Khorin, arrossendo. "Sono imbarazzato, amici miei" dice rivolto ai compagni, "Guardate come hanno ridotto questo luogo!"

"Ancora una volta i grimlock" dice il fiuto di Geov. Ma i sensi dei Nostri, allenati al pericolo, avvertono subito sinistri movimenti. Nell'ombra, poco distante, due sagome confuse si muovono rapidamente verso di loro, agitando tentacoli e smuovendo cumuli di spazzatura.

"No!" esclama Khorin.


"Che succede ora?" chiede Khursos allarmato, con l'incubo dei balhannot che nuovamente affiora nella mente di tutti.

"Hanno fatto uscire gli Otyugh dalle fosse!"

"Ma quante bestie tenete qua sotto?!" chiede Thomàs, mentre tende l'arco e scocca in direzione di uno dei due mostri.

"Li usiamo per smaltire i rifiuti! Ne abbiamo diversi, imprigionati nelle fosse..."

"Beh, state per averne due in meno!" dice Geov, e si butta nella mischia contro il più vicino. Colpisce, ma con sua grande sorpresa riceve un inaspettato attacco dal secondo, molto distante ma dotato di lunghissimi tentacoli. Il ranger viene afferrato e trascinato verso la creatura, mentre ha modo di sperimentare la pestilenziale puzza delle due bestie che quasi lo fa venir meno.

Adrian scaglia i poteri di Pelor e la Sala viene illuminata da lampi di luce, mentre Khursos ricorre ancora una volta alle palle di fuoco.

I mostri si rivelano letali nel corpo a corpo ma rapidi a crollare, e in breve vengono sopraffatti.

"Dannati grimlock e drow!" impreca Khorin, "pagheranno anche per questo scempio!" dice, agitando il pugno nell'aria puzzolente della Sala.

Khursos nota che su tutti i lati della Sala tranne uno si aprono due passaggi. "Dove andremo ora, Khorin?"

"Da qui si raggiungono tutti i quartieri residenziali dei quattro clan." risponde, poi indica la parete a nord. "Là vi sono i passaggi che conducono ai quartieri di Fortebraccio e Scudoquercia, la mia famiglia", poi indica l'est, "da là si va dai Duramazza e Barbaroccia," poi sospira, "infine alle nostre spalle vi sono, oltre il passaggio alle miniere che ormai conoscete, quello per il livello superiore, che porta al cancello esterno"

"Dovremmo forse andare là, ed aprire il cancello per il resto dell'esercito!" propone Khursos.

"Forse... ma forse troveremo resistenza, e la Regina potrebbe nel frattempo fuggire con mio padre, oppure ucciderlo... Il tuo parrebbe un consiglio saggio, giovane Drago, ma il mio cuore urla di raggiungere al più presto la sala del trono"

"Come puoi sapere che tuo padre sia là?" chiede Thomàs.

"Non lo so, ma di sicuro là ci sarà la Regina... questi drow sono troppo raffinati e orgogliosi per soggiornare in luoghi meno regali. E la Regina mi dirà dove tiene mio padre... oh! se me lo dirà!"

I Compagni sono indecisi, ma l'esitazione dura pochi istanti, superati i quali i Nostri sono già in cammino verso i quartieri degli Scudoquercia, la famiglia reale di Khorin... e verso la sala del trono.

Il Gruppo, guidato con esperienza da Khorin, supera numerose sale, bivii, incroci e svolte, fino ad arrivare all'ingresso di una lunga navata. Sette colonne, posizionate al centro, si rincorrono per quasi cento metri fino al capo opposto della sala.

"Giovane fiamma di Pelor, " inizia a dire Khorin con Adrian (mentre Thomàs e gli altri rabbrividiscono: "Quando inizia così succede sempre qualcosa..." commentano), "stai per ammirare la statua del grande Drugor, rilucente nella sua vera e autentica armatura! E dietro la sua vi è quella di mio nonno, Kmaur, e quella iniziata ma non ancora terminata di mio padre Thormin. Un giorno, quando tutto questo sarà finito e gli Scudoquercia torneranno a regnare sotto la collina, vi sarà anche la quarta, e Khorin figlio di Thormin avrà il suo spazio eterno in questa sala! Ma... nooo!!!"

I Quattro sono già pronti ad affrontare il pericolo, ma l'esclamazione del nano pare rivolta all'aria. Davanti a loro si staglia solo la prima colonna e la statua di un nano dal volto severo e dal corpo appena accennato. Un lieve imbarazzo nei confronti della tanto premiata arte nanica aleggia tra i Nostri.

"Niente da dire sulla faccia... ma il corpo lo facevo meglio io per trenta monete d'oro" borbotta Geov alludendo alla sagoma quasi indistinta del torso del nano.

"E' sparita!" esclama Khorin, come riferendosi ad una reliquia. "L'originale armatura di Drugor! Sparita! Vedete? Qui, la roccia è stata solo abbozzata poichè la statua era rivestita della vera armatura del mio bisnonno... e anche i suoi figli minori!" dice, indicando altre statue, ai bordi della navata, nude anch'esse. "Erano vestiti da paggi reali, secondo il costume del tempo!"

I Nostri si guardano... tutti sembrano ricordarsi di una armatura da nano, con corona e quant'altro... e di vesti da paggio reale, lavorate in oro... tutta roba trovata alla Guglia Tonante nelle mani del secondo drow, a riposta ora sul carro, sotto una coperta sudicia sulla quale dorme il gatto di Geov. Tutti ricordano... ma nessuno parla.

"La pagheranno" dice Geov a Khorin, con una consolatoria pacca sulla spalla del nano.

Con rinnovato furore, Khorin guida i Nostri attraverso la lunga navata fino a giungere ad un grande portone, chiuso. Non c'è bisogno che il nano dica nulla, tutti sanno che dietro quella porta vi è la sala del trono.

Adrian si fa avanti, pronto a bussare, ma Khorin lo ferma.

"Che fai?"

"Busso!"

"No!"

"Ma è una nostra tattica collaudata. Vedi, noi bussiamo, quelli dicono 'chi è?' e si avvicinano alla porta, quindi arriva Khursos che sfonda la porta con la sua alabarda e gliela fa cadere addosso!"

Khorin pare sconcertato. "E funziona?"

"Beh, con gli hobgoblin una volta ha funzionato..." riflette Adrian.

Il nano scuote la testa. "Ad ogni modo, io non busso alla porta di casa mia!"

"Ben detto!" esclama Geov, che a sopresa apre la porta. "Badate o invasori!" annuncia a gran voce, "Badate a voi! Poichè Khorin figlio di Thormin, Signore di Forte Martello, è qui! E con lui ci siamo noi!"

Il suo uditorio è composto da una creatura che definire bestiale è riduttivo e da una drow regalmente seduta sul trono. La creatura, una sorta di drow con il corpo da enorme ragno, versione oscura e malata di un centauro, sibila con rabbia, mentre la drow si alza in piedi e parla nella sua lingua.



"Ha detto 'Salute a te, Khorin figlio di Thormin'" traduce Adrian. Ma agli altri questo poco interessa, poichè un altro particolare ha colpito la loro attenzione... la voce della Regina. Una voce vellutata e fine, ma indubbiamente maschia.

"Chi sei?!" urla Khursos, mentre Geov già rabbrividisce, intuendo.

"Sono la Regina" ammette il drow (tra)vestito da sacerdotessa, lasciando il Gruppo nello stupore generale. Poi i tasselli sembrano rimettersi infine al loro posto.

"Jiriki l'ha chiamato 'il mio amore...'" balbetta Adrian.

"Sono stati esiliati... " dice Thomàs.

"...perchè erano ricchioni!" conclude Geov.

"Sono una società matriarcale" ricorda Khursos, mentre la loro omosessualità assume nella mente del draconide un aspetto totalmente nuovo. "Il potere è delle donne, gli uomini sono poco più che soldati e mezzi di riproduzione... costoro..."

"Sì" ammette la Regina, "abbiamo osato sfidare una legge secolare del nostro popolo. Abbiamo invertito i ruoli! E stavamo dimostrando che anche uno di noi poteva sedere su un trono, e governare con altrettanta crudeltà e raffinatezza! Poi siete arrivati voi!"

"Ma perchè tanta violenza?" chiede Khursos. "Sarebbe stato sufficiente per voi spiegarvi, e sareste stati accolti! Altarupe è piena di finocchi! Qualcuno vi avrebbe capito! Gli umani non sono come i drow!"

"Gli umani sono come le altre razze" dice la Regina, "cioè meno che scarafaggi. La vergogna dell'Esilio era già abbastanza da sopportare senza aggiungerle alleanze con voi umani!"

"Ma con i nani sì, a quanto pare!" dice Geov.

"I nani? Umpf!" sbuffa la Regina. "I nani ci hanno solo fornito una dimora appena degna!"

"Dimmi dov è mio padre!" tuona Khorin, ma viene ignorato. "Voi siete meno che scarafaggi!" ripete la Regina, "e noi gli scarafaggi li schiacciamo!" conclude con voce effemminata contagiata da una lieve nota di isteria.

La drider, sguinzagliata, lancia una palla di ragnatele appiccicose verso Khursos, ma il draconide la scansa e le si getta addosso. Intanto Geov corre verso la scalinata che porta al trono assieme a Khorin. La Regina scende alcuni gradini e si accinge a ricevere l'offensiva dei due, mentre Adrian e Thomàs tentano con attacchi a distanza.

Le difese della Regina appaiono subito quasi impenetrabili. Geov capisce rapidamente che le scale offrono una vantaggiosa posizione rialzata, vantaggio che la Regina sfrutta immediatamente contro lui e Khorin. Inizia un balletto sulle scale nel quale i tre combattenti cercano di portarsi in posizione elevata rispetto al nemico.

La drider intanto riesce solo a far perdere tempo a Khursos, che la colpisce duramente più e più volte. Adrian fatica invece a valicare le difese del drow, così come Thomàs.

La Regina si dimostra abile spadaccino e, con mosse da maestro, colpisce ripetutamente sia Geov che Khorin, usando efficacemente le sue due spade, rivelandosi molto abile nello sfruttare anche i movimenti degli avversari.

Adrian cambia bersaglio e prova con la drider e, anche con il suo aiuto, Khursos riesce ad abbatterla. Nel frattempo Geov e Khorin hanno costretto il drow con le spalle al muro, ma Khursos non riesce a vedere bene: sembra che il drow sia avvolto in una nube nera dentro la quale si agitano ciecamente anche Geov e Khorin. Lo stesso Thomàs, poco distante, tentenna a scoccare.

Ma poi la nube si scioglie e il drow ricompare. E' ferito, ma meno di quanto lo fosse prima di nascondersi dentro l'oscurità. Inizia lo scontro finale. Geov fa ricorso alle sue energie nascoste e riesce ad assestare alcuni ottimi colpi e perfino Thomàs trova finalmente il bersaglio, causando danni molto gravi.

La Regina tentenna. Prova un ultimo assalto ma trova il martello di Khorin.

"Dov è mio padre! Rispondi!"

"Ha! Tuo padre ormai può solo nuotare!"  è la risposta sibillina e sprezzante del drow.

Khorin abbassa con violenza il suo martello. Il colpo del nano la porta in bilico tra la vita e la morte... un sottile equilibrio a cui rimedia subito dopo Geov: con un colpo devastante scaglia il corpo del drow contro il muro, dove si accascia.

Lo sguardo sconfitto del drow si alza ed incontra gli occhi del ranger. C'è una luce di ammirazione, o forse altro, in quello sguardo, e parole che mai furono udite uscire dalla bocca di un drow aleggiano tristemente per la stanza:

"Almeno cado per mano di degni avversari..."

 

un innocente dice: La dura verità

La rivelazione è stata un vero colpo di scena che ha turbato le menti dei più innocenti

Wladimir Luxuria dice:

la regina ha un bel affare in mezzo alle gambe.... MMMMMMMMMMMMMMMMMMMM

un saggio dice:

Ecco... mi sa che la mente del commento precedente più che turbata è stata conturbata..

Anonimo anarchico dice:

Geov save the Queen!

dice:

L'ha salvat"a"  dalla sodomia

DM dice:

e comunque Geov si conferma "Uccisore di Donne", anche se in senso lato..

Curioso dice: Quesito

Perchè Geov uccide le donne (o presunte tali)?

L'uomo misterioso dice: Appurato

Alla fine la (il) drow l'ha presa bene perchè probabilmente era abbastanza abituata(to) a prenderlo in culo.