Il Male antico, episodio I

#7: L'Ombra Del Passato

Dove gli eroi vengono a conoscenza dell'antica storia della misteriosa Torre di Nedhelor e scoprono un passaggio oscuro che potrebbe portare diritto alla fonte del Male. Ma il passo, per ora, è chiuso...

Jamis, Bardo di Camiden

 

Dopo aver depredato il covo della setta da ogni bene di valore (tra cui bracciali per il monaco e un interessante mantello per il paladino), i Nostri si apprestavano a tornare da Deteni a riferire del successo della missione.


 

All'uscita dalle stanze, ritornando nei cunicoli sotterranei, un rumore di lotta attirava l'attenzione dei giovani: in un cunicolo laterale non ancora esplorato alcuni ghoul stavano avendo la meglio su tre ladri, di cui due paralizzati e un elfa (sudata) ancora in piedi. Il rapido intervento del gruppo poneva fine alla minaccia dei non-morti, tra i ringraziamenti dell'elfa ladra. L'elfica affiliata della Gilda si mise a spiegare ai suoi salvatori il motivo della sua presenza in quel luogo: Deteni, per conto dei bizzarri stregoni stranieri, stava cercando un modo di oltrepassare una vena di granito sotterranea, oltre la quale sospetta si trovi un antico corridoio che menerebbe dritto alla Torre di Nedhelor, meta delle stregonesche ricerche. Purtroppo, per colpa della setta, quei corridoi da tempo erano infestati dai ghoul.


Al ritorno da Deteni Shaana, l'elfa ladra, viene pesantemente rimproverata del fallimento e la missione di trovare un modo per entrare nella torre della città viene affidata ai nostri, con l'elfa relegata principalmente al ruolo di guida per i sotterranei.


I Nostri, argutamente, capiscono dopo un breve sopralluogo che non vi sarà modo di abbattere il granito: una potente esplosione farebbe cedere il terreno in superficie, esattamente sopra una delle principali vie del quartiere ducale. Occorrono più informazioni sulla misteriosa Torre di Nedhelor: illusionista e monaco si dirigono quindi alla torre del mago Hieldin sperando nelle sue conoscenze e nella sua disponibilità.


Il paladino si recò dallo zio a fare un rapporto di quanto scoperto fin'ora, riportando il simbolo sacro rubato al legittimo proprietario. Hieldin si dimostrò ben propenso a raccontare aneddoti sulla torre, mostrando con malcelato orgoglio il frutto dei suoi studi: la torre, giudicata elfica, sarebbe in realtà ben più antica della gaia razza. Un tempo era un'intera fortezza, poi qualcosa la distrusse e, quando giunsero gli Elfi, ne trovarono solo le rovine e pochi edifici intatti. Tra la Razza e gli Elfi ci furono scontri e probabilmente gli Elfi ebbero infine la meglio: in una antica battaglia essi distrussero la Roccaforte, lasciando solo due torri: quella di Nedhelor e una seconda, simile, sita oggi nella foresta di Enryddian, dove già i nostri ebbero a lottare contro il malvagio Nydir.


Sospettando un collegamento tra le due torri, gli Eroi ringraziarono il Sapiente e mossero decisi verso la torre nel bosco, accompagnati dall'elfa Shaana. Giunto nel bosco il gruppo si ritrovava ad affrontare gli zombi del lupo gigante e dell'assassino Nydir, lasciati a marcire all'interno della torre e risvegliati da un'aura sacrilega permeante nell'intorno, avvertita fin dal paladino. Finito il breve scontro (con un elfa sudata) l'illusionista, grazie ad un incantesimo, si arrampicava all'interno dell'alta torre priva di piani fino a giungere ad una piattaforma di legno, ormai malconcia. Qui, su una sezione di muro, trovava incisa una iscrizione in elfico antico. Non essendo purtroppo in grado di leggerlo scendeva ed informava l'elfa della scoperta. Con un secondo incantesimo permetteva alla donna di salire e controllare la scritta, che si rivelò essere un incantesimo. Purtroppo l'illusionista non era in grado di comprenderlo, identificandolo come incantamento divinatorio e quindi a lui escluso, e quindi scendeva, lanciava per la terza volta la stessa magia e anche il mezzorco saliva in cima per leggere la targa. L'incantesimo che venne attivato rese la parte superiore della torre trasparente permettendo di vedere le terre circostanti in tutta sicurezza al riparo delle solide mura.


Con un pugno di mosche in mano (e tre incantesimi in meno) il trio si appresta a tornare al pian terreno, dove nel frattempo monaco e paladino avevano trovato una botola che dava accesso ad un corridoio sotterraneo che proseguiva in direzione della città. Una volta sotto il cammino richiese molto tempo, interrotto dall'apparizione di due vermi-iena che misero in difficoltà il mezzorco, paralizzandolo, e diedero del filo da torcere ai giovani. (l'elfa sudò nuovamente, per la gioia degli ormoni del prodi giovani). Purtroppo il corridoio sembra essere bloccato da un muro, che ad un attento esame si rivela essere impregnato di magia per renderlo impenetrabile. Sconsolati, con la sola scoperta di un'ennesima porta chiusa, i nostri si apprestarono a tornare a riveder le stelle.