Il Male antico, episodio I

#9: Bagliori Infernali

Dove gli eroi liberano la Fortezza dalla presenza di una Creatura evocata dalle fosse infernali e si dirigono alla tana degli gnoll dove, ucciso il loro leader, scoprono esservi una diabolica mente alla guida dell'attacco...

Jamis, Bardo di Camiden

 

Gli impavidi eroi, sistemato il troll, si precipitano alla gradinata di pietra che porta ai livelli superiori della fortezza, invasi da un denso fumo. Durante l'ascesa vengono bloccati ed assaliti da un paio di divora-ragni montate da gnoll: gli umanoidi scendono e attaccano Valigar mentre le orrende api giganti attaccano il monaco e il mezzorco. Dopo qualche breve colpo il paladino si libera dei nemici e, giudicando i tre compagni perfettamente in grado di badare a se stessi, corre in soccorso del collega che, assieme a qualche soldato, si trovava ormai accerchiato da una dozzina di malefiche creature poco più su. Conclusosi lo scontro con le divora-ragni anche i tre rimasti sulla scalinata salgono a portare soccorso. Ad un tratto il negromante (finalmente diventato anche barbaro) si accorge che dalla torre del mago viene lanciato un incantesimo in direzione dei difensori del castello.


 

Al grido di "Tradimento!" il gruppetto si dirige tosto alla porta della torre, che trovano stranamente aperta. Percorrono in corsa i pochi piani dell'edificio, notando segni di lotta e piccoli incendi, giungono finalmente all'ultimo piano, dove lo spettacolo che gli si para davanti non è adatto ai deboli di stomaco: il mago protettore del forte giace a terra orribilmente squartato dalla creatura che sta seminando fuoco e terrore tra i soldati... un Barbazu, creatura degli inferi dalla pelle rossa come fuoco e dalla lunga e micidiale barba nera. La creatura sorride, mostrando un ghigno irto di zanne, e imbraccia il suo micidiale forcone, pronta allo scontro.


Il mezzorco non perde tempo e carica il diavolo facendolo cadere a terra, mentre Ioram ne approfitta colpendolo con una raffica di colpi: purtroppo gli attacchi del monaco non sortiscono il minimo effetto. Senza perdere il ghigno il mostro scompare per ricomparire alle spalle del mezzelfo e con la sua grossa falce rende al giovane il favore più tutti gli interessi: la tremenda ferita dimezza di botto la vitalità del Nostro, sanguinando copiosamente. Il pelide mezzelfo fugge quindi da questo avversario che non può sconfiggere, in cerca di Valigar.


L'illusionista comprende che il diavolo non può essere ferito da armi normali e lancia il proprio pugnale magico al mezzorco e colpisce la creatura con tre dardi incantati superandone le straordinarie difese. Purtoppo il mezzorco non riesce a penetrare le difese del mostro ma, forte di un'incantesimo di scudo, riesce a tenere impegnato il Barbazu per qualche prezioso round. Con un incantesimo Telonius riesce a disarmare il diavolo, che però non perde tempo e evoca quattro esseri rivoltanti, vagamente umanoidi, patetiche parodie di vita dalla viva carne a vista, dopodichè attacca il neo barbaro con i propri micidiali artigli.


Ioram intanto, dopo una pozione di guarigione, è riuscito a chiamare Valigar (il paladino vagava per il campo di battaglia cercando a sua volta i compagni scomparsi) e a spiegargli la situazione ("Cosa c'è là sopra?" - "Del Male da punire").


Il prode accorre veloce in aiuto dei compagni, e dopo aver reso benedetto il proprio spadone con una preghiera ad Heironeous, carica il diavolo con tutta la forza datagli dalla propria divinità. La lunga lama si impianta fino all'elsa nel petto del demonio, togliendogli questa volta il sorriso.


Il paladino estrae l'arma, pronto a colpire nuovamente, ma viene afferrato dagli artigli del diavolo che, furente, tenta di squartarlo con la propria ferrea barba. Ma il potere divino protegge ancora una volta il paladino, che riesce a resistere alla terribile infezione presente nella ferita appena subita e risolleva lo spadone, pronto a colpire nuovamente. Nel mentre il mezzorco perde il proprio pugnale e si ritrova circondato dai quattro lemuri evocati, Telonius tenta altri dardi magici contro il diavolo, ma non sortisce questa volta alcun effetto. Valigar, ancora saldamente tenuto a mezz'aria dagli artigli del mostro, affonda nuovamente la lama, penetrando nel collo dell'infernale creatura che, con un muggito, crolla a terra assieme al suo distruttore, avvampando in una sulfurea fiammata.


Nel frattempo anche i restanti scontri sembrano oramai conclusi: il forte ha retto anche a questo assalto. Il capitano Trenk, dopo aver fatto ammassare i cadaveri dei nemici, ne fa un rogo. Il mattino seguente il paladino Tarif, assieme ai pochi sopravvissuti del suo seguito, si recherà a Camiden personalmente per spiegare la situazione disperata in cui versa Tunon.


L'indomani Trenk, rimasto unico occupante della fortezza assieme a quattro dei suoi uomini, manda a chiamare i giovani per ringraziarli dell'aiuto e per chiedere loro un altro piccolo favore: nelle vicinanze sorgono le rovine di un forte da tempo abbandonato, usato come base operativa dagli gnoll e, siccome tra i caduti dei nemici non vi era traccia di quello che dovrebbe essere il loro capo (tale Yikriskioll) il capitano suppone sia ancora là, pronto a riorganizzare un esercito per un altro assalto, al quale la fortezza stavolta non potrebbe resistere.


Dopo una giornata di riposo e di cure i nostri partono quindi a cavallo in direzione delle rovine.

Giunti sul luogo trovano che le rovine sono effettivamente... in rovina. Tranci di mura ed edifici crollati si susseguono in un paesaggio lugubramente nebbioso, silenzioso e, apparentemente, disabitato.


Ioram per precauzione viene reso invisibile dalle crescenti arti di Telonius e avanza in avanscoperta: nella nebbia scorge un gruppetto di quattro gnoll armati di archi corti che cercano di aggirare il gruppo e recarsi alle loro spalle. Decide di seguirli e, non appena si appostano per tirare, grida per avvisare i compagni e attacca una delle creature. Un paio di frecce vengono scoccate ugualmente ma la mira non è delle migliori.


Il paladino giunge alla carica con il suo destriero fresco fresco di evocazione e il mezzorco barbaro/negromante giunge in carica a piedi. Telonius, rimasto indietro, si accorge che dalla nebbia alle sue spalle stanno avvicinandosi altre creature, ma purtroppo per loro [e pure per il DM aggiungerei, che ha fatto una faccia abbattuta] aveva in mattinata studiato l'incantesimo Palla di Fuoco (preso dal libro del mago morto nella torre), e una violenta esplosione si abbatte tra loro [violenta si fa per dire... 5d6 = 12 danni [e qui il DM ritrovava il sorriso]] uccidendo sul colpo quattro gnoll, mentre quello che sembrava essere il capo partiva alla carica del mago colpendolo violentemente con le due sciabole che abilmente brandiva. Valigar e il mezzorco accorrono in aiuto di Telonius che si allontana dallo scontro, mentre Ioram uccide l'ultimo arciere.


Yikriskioll è ormai accerchiato e, in breve, di lui rimane solo la figura immobile stesa a terra quando un poderoso colpo d'ascia del mezz'orco pone fine alla sua esistenza.


Soddisfatti del proprio operato, i Nostri sentono un sarcastico applauso provenire dalla nebbia avanti loro: l'applauso diventa un "Ma bravi, bravi piccoli eroi...". La voce profonda è carica di feroce ironia, ed ecco che la nebbia rivela altre due figure, quella di un possente e corazzato guerriero nero e un uomo disarmato, vestito di una semplice tunica.


Il guerriero continua e il paladino Valigar, impavido, ne chiede il nome prima di spedirlo all'inferno.
<< Oh, ci sono già stato >> dice quello senza perdere il sarcasmo << e presto sarete voi ad andarci. Anzi, quando vi arriverete, porterete i saluti di Kaorio ad alcune mie conoscenze! >>


E, detto questo, pare che nulla ancora possa ritardare l'imminente scontro.