Il Male antico, episodio I

#17: L'Antro Delle Arpie

Dove gli eroi restano chiusi all'interno delle caverne abitate dalle crudeli Arpie e devono affrontare molti pericoli prima di guadagnare nuovamente la luce del sole...

Breod, Cronista di Odra

 

Il gigante si rivelò essere un temibile Athac, enorme creatura dotata di sovrumana forza. Il combattimento iniziò a favore degli Eroi che, con una felice intuizione di Telonius, gli lanciavano un incantamento di Lentezza. Il gigante, pur rallentato, colpiva comunque con molto vigore e, in un sol colpo, danneggiò seriamente il povero Ioram che tuttavia non si tirò indietro dalla mischia.


 

Ma le sorprese non erano finite: le quattro arpie nascoste tra le oscure volte del soffitto della caverna, tra le ombre delle stalattiti tramavano. Corde vennero tagliate, e una pioggia di macigni inamovibili cadde ad ostruire l'uscita dalla caverna. Le arpie ridevano, felici del loro piano collaudato: presto l'Athac avrebbe terminato le vittime.


 

Ma i colpi del mezzorco, del paladino dall'arma benedetta, del monaco e dell'illusionista non tardarono a portar via il sorriso dalle labbra delle fameliche creature. L'Athac rispondeva con temibili colpi ma i movimenti lenti gli furono fatali: in breve cadde, ferito a morte, non prima di aver seriamente ferito anche Zaarisch.


Le arpie, nel panico, fuggirono verso altre zone del complesso sotterraneo, ferite dalla palla di fuoco lanciata da un caparbio Telonius che ottenne anche il crollo di parte delle stalattiti (che per poco non terminarono l'esistenza precaria del mezzorco). I Nostri si apprestarono a liberare il corpo di Breod dalla cintura del gigante: l'halfling era svenuto ma vivo. Valigar gli prestò le prime cure in modo da riportarlo alla vita, mentre Ioram perlustrava la cava, trovando un'ampia apertura, imboccata probabilmente anche dalle arpie fuggitive.


Recuperati anche alcuni oggetti di valore dal luogo, i Nostri si resero conto che di smuovere i massi non vi era proprio modo. Imboccarono così il tunnel alla ricerca di un'altra uscita. Il loro vagare per quelle enormi caverne li portò più volte a scontrarsi con le arpie che ivi dimoravano. In una caverna adibita a magazzino di cibo trovarono un halfling ancora vivo, tale Todd amico di Breod. Todd purtroppo apparve in condizioni pietose e gli Eroi si fecero carico del suo corpo per portarlo fuori da quel luogo oscuro.


In altre aree del complesso trovarono anche la zona di cova e le uova, difese tenacemente dalle oscene creature. La strada da loro scelta li portò ad un certo punto ad una ripida discesa. In breve giunsero in caverne dall'aria irrespirabile, carica di vapori solforosi e pozze d'acqua, luoghi ove non parevano vivere le arpie. Proseguendo giunsero nei pressi di una enorme caverna riempita dalle oscure acque di un fiume sotterraneo.


Le acque parvero ai nostri limpide e risplendenti, ma in agguato tra loro vi era una creatura temibile ed infida. Zaarisch, invogliato dall'aspetto delle acque, si chinò per dissetarsi e tergersi, ed in quel momento, inaspettatamente, Telonius lo spinse alle spalle, gettandolo nelle fredde acque!


Lo stupore colse i nostri, ma presto lasciò il posto al panico. Zaarisch, affondando nell'acqua, venne aggredito da un'enorme creatura, sorta di pesce preistorico, che colpendolo con i suoi tentacoli lo portò prossimo alla morte, infettandolo di uno strano morbo. Ioram e Valigar si affrettarono a recuperarlo e tirarlo a secco, mentre Telonius, ripresosi dal controllo mentale della creatura nell'acqua, aveva l'idea di lanciare palla di fuoco sulle stalattiti appese al soffitto della caverna, memore forse dell'effetto indesiderato ottenuto contro le arpie.


L'esposione fece cadere grossi macigni nelle acque scure del lago e l'Aboleth venne ferito gravemente: scomparve, e di lui non si seppe più nulla. Valigar usò allora le sue capacità divine per rimuovere la malattia al compagno, ma le troppe ferite imponevano ormai un riposo. Tornarono allora alla caverna principale e ivi dormirono.


Al loro risveglio esplorarono una ulteriore zona delle caverne, prima ignorata. Il tunnel li portò ad una caverna con due grandi colonne tronche al suo centro. Sulle colonne stavano quattro arpie che, col favore della copertura e del buio, li bersagliarono di frecce da circa 30 metri di altezza. Un'ennesima palla di fuoco di Telonius ne faceva fuggire due, distruggendo la base del loro nascondiglio. Il round dopo anche l'altra colonna ebbe lo stesso trattamento. Le arpie non si diedero per vinte e attaccarono coi loro artigli. Una fuggì su un anfratto, da dove riprese a scagliare frecce, ma ancora per poco. In breve il silenzio tornò a regnare.


Zaarisch si arrampicò per i 15 metri che li separavano dall'anfratto e giunse ad un'insenatura ove erano stati riposti i tesori della criminosa attività delle arpie: oro e gioielli. Preso il malloppo tornò giù, cadendo all'altezza dei sei metri e rovinando a terra.


Tornati al lago, unica via di fuga apparente, escogitarono un modo per passare oltre: Ioram e Zaarisch nuotarono, mentre Telonius e Valigar utilizzarono la magia dell'Illusionista per camminare sulle impossibili pareti del soffitto.


Sull'altra riva trovarono il continuo del tunnel. Saliva e, dopo poco, giunsero finalemente all'aria aperta, ma dalla parte opposta della montagna e del loro sentiero!
Il Passo della Sirena, comunque, era stato sconfitto.