Il Male antico, episodio I

#21: La Fine Di Tutto

Dove gli Eroi raggiungono Camiden nel culmine delle manifestazioni del Male, decisi ad entrare dalla Porta e porre fine a qualunque cosa si agiti sotto la città. Saranno loro stessi, tuttavia, a portare a compimento la profezia, il cui vero, terribile significato, apparirà ai loro occhi quando sarà troppo tardi...

Hjeldin, Mago di Camiden

 

Congedatosi dal mago, il gruppo prese alloggio in una delle locande del paese, pronto ad incamminarsi per Camiden il mattino seguente. Qui, ascoltando le chiacchiere dei tantissimi avventori (troppi, per l'aspetto della locanda, e quasi tutti provenienti da Camiden), vennero a sapere che alla capitale le cose non stavano andando troppo bene: le voci erano confuse ma in tutte vi era paura e preoccupazione: la gente scappava da qualcosa di poco comprensibile ma tremendamente spaventoso.


 

La mattina dopo partirono, gli unici a muoversi verso Camiden lungo la stradella. Nel mezzo della campagna venne loro incontro un gruppo di uomini a cavallo. Il capo di questi arrestò la sua cavalcatura davanti loro, chiedendo che si spostassero per farli passare.


 

Zaarish il mezzorco non perse tempo per rendersi antipatico e quasi si venne alle mani, mentre Telonius, a stento trattenuto da DM e giocatori, era molto propenso a saltare la fase diplomatica per passare a più convinenti Mani Brucianti e Dardi Incantati.


Quando gli uomini a cavallo si convinsero che quei quattro zotici non si sarebbero tolti dalla strada, il loro capo disse, altezzoso: "Non sapete dunque chi stiamo scortando, cani?" e, indicando un uomo di mezza età rimasto dietro la loro linea protettiva, aggiunse: "Questi è Lord Teinon! Fate largo!". Joram non attese altro. Andò diritto verso l'uomo. Il capo delle guardie personali fece per intervenire, ma uno charme di Telonius gli fece cambiare subito idea. Gli altri si innervosirono, ma l'ordine sia di Teinon che del loro capo charmato di non intervenire li trattenne.


Il dialogo tra Joram e Teinon fu breve. Il mezzelfo rivelò la sua identità, dimostrando di sapere bene dove e a chi Teinon avesse preso la cintura che indossava. Teinon si dimostrò tutt'altro che impensierito e propose uno scontro alla pari, uno contro uno... cosa insolita per un truffatore come lui. Joram, consapevole di possibili tranelli, accettò comunque, chiedendo allo scalcitante Telonius di pazientare. I due si posizionarono sulla strada, mentre gli altri fecero semicerchio, ognuno pronto a prevenire eventuali mosse scorrette della fazione avversaria.


Ma lo scontro si svolse in modo equo e giusto. Entrambi si scambiarono micidiali colpi, e Teinon utilizzò i grandi poteri della cintura, mettendo a segno tremendi colpi stordenti e muovendosi due volte più veloce di Joram. Infine, tuttavia, la maggiore arte del mezzelfo superò le macchinazioni artificiali di Teinon, che dovette soccombere. Esalando l'ultimo respiro rise, profetizzando per il mezzelfo e il suo gruppo, che si dirigevano a Camiden, le stesse cose che ora avrebbe affrontato lui: Morte e Distruzione.


Le criptiche parole di Teinon si spensero con la sua criminale vita, ma lasciarono forse un'ombra nell'animo di Joram che, poco dopo, avrebbe detto: "Ci siamo, è la Fine". Dopo un veloce scontro con i manigoldi che volevano arraffare i beni dal cadavere di Teinon i nostri si incamminarono nuovamente per Camiden, mentre grandi masse nere si accalcavano nel cielo e lampi violacei ne mettevano in luce le volte.


Lo scenario, giunti a Camiden, era qualcosa di inquietante: il vento sferzava tutto e la luce del sole era ormai scomparsa, nascosta dalle nubi temporalesche. Frotte di cittadini abbandonavano la città e i Paladini avevano il loro bel da fare ad impedire caos e sciacallaggi. Uno di loro disse, a domanda, che lord Angardel era al palazzo ducale, in consiglio, e che la città era ormai ad un passo dal caos.


Si misero dunque tutti in marcia verso il palazzo, attraversando una città fantasma. Qui vennero trattenuti da un nutrito gruppo di guardie ducali. Solo Valigar ottenne di andare a parlare con suo zio. Questi gli disse che i sensitivi erano quasi svenuti a causa dell'incredibile presagio di Male, e che qualcosa stava senz'altro per accadere. Valigar tentò allora di rassicurare lo zio, dicendo che sarebbero entrati nella torre di Nedhelor, spezzandone i sigilli con l'incantesimo di Querariel, e avrebbero posto fine a quel Male.


E così fecero. In breve raggiunsero il bosco di Enriddian e di lì la torre gemella. Entrarono nel passaggio sotterraneo e camminarono a lungo, fino a raggiungere il muro sigillato. Qui Telonius lesse la pergamena del vecchio elfo e gli incanti svanirono, sfaldando quel muro vecchio di millenni e lasciando il mago spossato.


Si abbandonarono quindi ad un lunghissimo cammino che durò ben tre turni di riposo. Infine, dopo quella lunga camminata nell'oscurità senza incontrare alcun chè, giunsero alla base di una scala, probabilmente il passaggio per la torre di Nedhelor, irraggiungibile dall'esterno. Erano sotto il quartiere ducale. Entrarono quindi nella tremenda torre e ne salirono tre piani, trovando in ognuno di essi delle bizzarre e misteriose iscrizioni, lasciate da Jaradras quasi quattromila anni prima. Dicevano di come si fosse svolto il combattimento tra lui e la Cosa, e di come avesse infine vinto. Era indicato anche il luogo in cui la Cosa era caduta, ma ormai non vi era alcun resto. All'ultima stanza trovarono un messaggio inquietante, in cui Jaradras diceva di aver paura, ma non della morte ormai certa (era stato sigillato per suo stesso ordine): sentiva una voce nella mente, una voce gelida e crudele.


Mentre riflettevano su queste ultime righe, una cosa spettrale venne fuori dalla stessa sostanza del buio: inizialmente sembrò un elfo, poi la pelle tremendamente tirata e l'aspetto scarno fece pensare ad un non morto: quando parlò, tuttavia, la voce antica e le parole aliene fecero escludere quell'ipotesi: il corpo era quello di un elfo, tremendamente vecchio e indurito come cuoio, quasi mummificato. Le vesti erano antiche e di grande splendore, ma ora lacere e sbiadite.


Temerono si trattasse di un Lich, ma ancora una volta si sbagliarono. Nelle carni antiche del loro nemico scorreva ancora la vita, per quanto questa cosa fosse sbagliata.


Con un po' di timore iniziarono lo scontro. Subito si capì che la cosa non sarebbe stata facile: le loro armi erano quasi inutili e la maggior parte degli incantesimi di Telonius si rivelarono inefficaci. Dopo qualche scontro preliminare il Nemico lanciò uno strabiliante Fermare il Tempo: per attimi lunghi secoli i nostri ebbero l'impressione di essere immobili, mentre la cosa si muoveva tra loro e sciorinava formule antiche. L'attimo dopo tre incantesimi si manifestarono allo stesso istante: un lampo di luce abbagliante li invesì, seguita da una esplosione di calore che danneggiò seriamente Telonius e il già gravemente ferito Zaarisch (un cono di freddo l'aveva investito a inizio combattimento); Valigar e Ioram urlarono di dolore, avvizzendo come frutta secca rischiando una orribile morte, mentre il mezzorco scopriva di non potersi improvvisamente più muovere, immobilizzato da un Blocca Persone.


Le cose si mettevano male. Telonius e Valigar erano ciechi per effetto del lampo di luce, mentre Joram cercò di darsi da fare immobilizzando il Nemico. Per qualche round sembrò che la tattica sortisse effetti positivi, poichè i nostri assestarono qualche colpo, ma tra frecce di fuoco e dardi massimizzati, infine, caddero uno dopo l'altro. Rimaneva in piedi solo il mezzorco, immobilizzato. Egli sentì (era cieco pure lui) il nemico muoversi tra i cadaveri degli amici ed infine portarsi alle sue spalle. Poi tutto fu nero.


Telonius riaprì gli occhi e scoprì di essere nel bosco, appoggiato alla torre gemella, sotto un cielo nero come la notte, ma di fumo. I suoi compagni erano al suo fianco, svenuti. Quando tutti si furono risvegliati, sorpresi di essere ancora vivi, capirono che qualcosa di orribile era accaduto: l'aria era troppo calda e echi di grida di agonia provenivano da ovest, da Camiden. Valigar curò come potè le ferite dei compagni e scoprì sulle loro nuche un simbolo inciso come a fuoco: Telonius, esamindandolo, disse di averne già viste alcune caratteristiche in relazione ad antichi tatuaggi sacrificali in vigore presso tribù di creature misteriose.


L'illusionista allora decise di vederci chiaro e andò in cima alla torre, sfruttandone le scoperte qualità di vedetta per osservare cosa fosse accaduto a Camiden. Le gambe, quando vide, presero a tremare.


Camiden la Ricca, per buona parte, non esisteva più. Solo macerie nere e fumanti si ergevano al posto del quartiere del Tempio e di quello Ducale. Il resto della città bruciava.