Il Male antico, episodio I

#32: La Compagnia È Spezzata

Dove gli eroi affrontano il loro Destino e perdono la loro ultima, cruciale, battaglia.

Eregald, Osservatore Stellare

 

E l'inizio della Fine stava per compiersi. Il gruppo avanzò fino alla porta dietro la quale doveva esserci Radvaar lo Slaad della Morte. Dopo vari tentennamenti e potenziamenti i quattro si decidevano a far fare irruzione al solito Zaarish. La stanza presentava il padrone della torre e due Slaad blu da questi evocati. Zaarish si gettò subito contro uno dei blu mentre gli altri entravano. Valigar prese il secondo dei blu mentre Ioram caricò impavido verso Radvaar e Teloniius macchinava le sue strategie.


Ma il signore del Caos fu più svelto e, con Parola del Caos, fece scomparire dalla stanza paladino e monaco, lasciando gli invasori ammutoliti.


Ioram e Valigar si trovarono per qualche istante nella nebbia intraplanare, prima di tornare nel loro piano di esistenza, esiliati dal comando della potente creatura caotica. E così si ritrovarono all'improvviso in pieno mare tempestoso, da dove, tempo prima, erano caduti in quella dimensione. Qui la sopravvivenza presentò subito il conto al paladino che, per restare a galla, fu costretto ad abbandonare parte dell'equipaggiamento metallico. Dopo diversi test natatori i due riuscirono ad entrare in un tratto di mare più tranquillo ma non meno inquietante, dato il calore sconcertante dell'acqua e la presenza di una fittissima nebbia. Ma la speranza si riaccese perché una nave, silenziosa, stava veleggiando nella loro direzione.


Frattanto, in un altro Piano, nella torre dello Slaad la battaglia continuava. Telonius riusciva a colpire Radvaar con un arcano che gli toglieva volontà e saggezza. Piano astuto, che si sarebbe concretizzato con una seconda azione, ma che non vide mai la sua realizzazione. Un Dito della Morte scaturì dalla mano dello Slaad e un tiro salvezza fallito mandava il mago nel tunnel di un profondissimo coma.


Così terminò la vita (nella forma fino a quel momento da lui conosciuta) di Telonius Dool, Creatore di Illusioni, allievo di Otrem di Cadwy.


Lo scenario, piuttosto inedito, vedeva quindi come unico personaggio attivo Zaarish. Il barbaro, senza pensarci su tanto, pensava di raccattare il corpo del mago e telare lungo il ponte di pietra e via da quel luogo di morte, ma uno degli slaad blu si parava davanti la porta a ricordargli il suo inevitabile destino: combattere fino alla morte. Con stoica determinazione, Zaarish iniziò ad affrontare i suoi nemici.


La nave aveva nel frattempo caricato a bordo i due naufraghi (il monaco, non riuscendo in un tiro salvezza, presentava ancora il corpo scaglioso, mutazione subita dal caos, e poco mancò che venisse fiocinato come uomo-lucertola). L'equipaggio parlava una lingua ignota ai due ma il loro capitano, Conte Peinath, riuscì ad intavolare un dialogo e a spiegare che quella nave stava andando verso un isola dall'oscuro nome di Ashaneloon, uno scoglio irto e inospitale perso tra le nebbie del Mare Bollente. Spiegò come la sua compagnia fosse stata spezzata (rimanevano solo in due) e il perché dovessero raggiungere quell'isola. Un castello magico vi sorgeva, e dentro il castello doveva esservi la chiave per sconfiggere il grande male che si era abbattuto su quelle terre, lo stesso male che i nostri da tanto tempo stavano inseguendo. L'unico inconveniente era che l'isola era protetta da guardiani demoniaci. Senza perdersi d'animo, i due accettavano di accompagnare il Conte al castello magico, sperando di porre fine alla minaccia.


Zaarish continua la sua lotta disperata e riesce a resistere ai trucchi loschi di Radvaar, come Implosione. Lo Slaad della Morte, quindi, decide di scendere in campo e sporcarsi le mani e avanza verso la furia barbara del mezzorco. I blu che lo affrontavano si ritirano con fare reverenziale e Radvaar inizia ad impegnare seriamente il nostro. Una caterva di colpi micidiali devastano il suo corpo ma Zaarish riesce a restare in piedi, sebbene sanguinante e stordito, e a rispondere (anche se con scarsi risultati) agli attacchi del nemico.


Sotto un cielo plumbeo e in mezzo ad una nebbia troppo fitta per essere naturale paladino e monaco raggiungono la riva a bordo di una scialuppa assieme al conte Peinath e al suo compagno Randir. Appena messo piede sull'isola un demone fa la sua apparizione. Tra sbuffi di fumo e lingue di fiamme un tremendo Balor sbarra loro la strada. Dopo un attimo di incertezza, i quattro si gettano contro la diabolica creatura.


Zaarish, a 1 pf, solleva per l'ultima volta la sua ascia e la cala contro il nemico. Questi lo raggiunge con una poderosa artigliata e lo getta a terra con diversi danni debilitanti, svenuto. Una nebbia rossa vortica attorno la vista del mezzorco, ma presto diventa nera. Se mai si sveglierà, non sarà più nelle sembianze che conosceva.


Così cade Zaarish il Mezzorco, Barbaro e Negromante, Furia Temeraria.


Nell'isola di Ashaneloon il combattimento si faceva duro. Le fiamme corporee del Balor rendevano la vita oltremodo difficile per gli attaccanti. Presto il conte e il suo compagno perirono, devastati da una Tempesta di Fuoco del demone. Ioram e Valigar tentavano una assidua resistenza, ma il loro destino sembrava segnato. Il monaco, i cui colpi erano inutili contro il demone, tentava di sbilanciare la creatura, incurante delle fiamme e del dolore, per meglio permettere all'arma benedetta del paladino di penetrare le difese nemiche. Valigar riuscì a mettere a segno diversi colpi fortunati e il demone iniziò a vacillare. Con un colpo, tuttavia, mandava il monaco a terra. Ioram emise un urlo straziato e cadde. Il suo corpo, devastato dalle ustioni, non resse ulteriormente. Non si sarebbe più rialzato.


In tal guisa lo spirito di Ioram il Mezzelfo abbandonò l'imperfezione delle spoglie mortali, imperfezione alla quale aveva dedicato l'intera sua vita monacale.


Ma il suo corpo non rimase cibo per i corvi, poiché, grazie anche al suo sacrificio, Valigar riuscì a mettere a segno il colpo di grazia, proprio mentre anche lui iniziava a vedere la luce di Heironeous. Il demone lanciò un urlo e morì, esplodendo come ultimo spasmo in una fiammata accecante che distrusse ogni cosa nel raggio di 30 metri e alla quale il paladino, con notevole botta di culo, riuscì in parte a sottrarsi.


Solo, con 5 miseri punti ferita, si accinse ad abbandonare Ashaneloon e a fare ritorno sulla nave del conte, impossibilitato ad affrontare gli altri orrori dell'isola per giungere al castello. Iniziò così per lui il triste e lungo viaggio solitario verso la patria di quella gente, una terra sconosciuta chiamata Lormyr.


La Compagnia era stata spezzata.