Il Male antico, episodio III

#4: Eroi per cena

E così la Compagnia parte per la spedizione punitiva al Palazzo dei Coboldi. Una veloce capatina all'emporio Sandercot (dove i Nostri estorcono sconti minacciando di rivelare le abitudini del titolare, Marken Sandercot, riconosciuto come uno dei Gran Maestri del festino di quella notte) e poi via per le Terre Selvagge in direzione Dolce Inverno.

Dopo quasi una intera giornata di cammino sotto un cielo plumbeo ma asciutto, tra le colline boscose fuori Altarupe, il Gruppo si imbatte nella brutta scena di un carro assaltato da qualche tribù di umanoidi. Orchi forse, a giudicare dalle lance piantate a terra a mostrare teste impalate.

Impietositi dalla scena, gli Eroi decidono di dare sepoltura ai cadaveri, nonostante l'ora ormai tarda e i borbottii dei due ranger che ammonivano con queste parole: "lasciate che sia la Natura a ripulire tutto", con chiaro riferimento agli ululati dei lupi che echeggiavano tra i colli.

A metà dello scavo delle fosse gli ululati iniziano a farsi pericolosamente vicini, tanto che anche il chierico Adrian si decide a lasciare tutto come sta e allontanarsi da quello che per i predatori del bosco deve rappresentare un succulento banchetto.

Il gruppo riparte, ma Thomàs si accorge dopo poco che gli ululati si stanno allontanando. A sostituire i latrati c'è ora un sinistro gorgoglìo e uno squittìo acuto.

Ormai al buio, gli Eroi si accampano e dopo un pasto frugale iniziano i turni di guardia.

Durante il quarto turno, mentre alla picca stava Geov, accade il disastro.

Un'orda di piccole creature simili a scimmiette ma dai denti aguzzi e brandenti primitivi ma efficaci utensili taglienti sciama nell'accampamento. Gli Eroi riescono a svegliarsi per tempo e prepararsi alla battaglia, ma le creature appaiono veramente tante.

Il primo a mostrare di cosa sono capaci è proprio Geov che si ritrova letteralmente sommerso dai mostriciattoli. Artigli, morsi e tagli diventano un unico vortice di dolore e panico per il povero ranger. Ma presto anche gli altri faranno questo tipo di esperienza.

La battaglia è campale. Per ogni bestia abbattuta tre ne prendono il posto. Le armi hanno poco effetto sullo sciame e il Gruppo si trova sprovvisto di attacchi ad area tranne un efficace Soffio di Khursos.

Prima Geov poi Thomàs ed infine Adrian vengono assaliti con inaudita ferocia, tanto da crollare a terra e scomparire sotto una massa brulicante di incubi zannuti.

I Compagni fanno quanto possibile per liberarsi ed infine, tra autolesionistici rotolamenti sul fuoco, grida inarticolate, salti a destra e a manca per l'accampamento come neanche i saltimbanchi nella piazza al dì di festa, riescono a debellare la minaccia.

Di Adrian, una volta liberato, restano le ossa scoperte in più punti, dove i dentini aguzzi e maligni delle creature si sono mangiati la viva carne. Il chierico è morente, ha perso i sensi e sanguina copioso ma i soccorsi giungono tempestivi: un paio di Impulsi Curativi e hop! la carne torna sulle ossa (e sembra non si possa nemmeno più dire "per magia"...) e si è di nuovo pronti a guardare avanti.

La strada prosegue.