Il Male antico, episodio III

#6: Il Grande Snirf

Ripresisi dalla battaglia, gli Eroi si apprestano ad interrogare il coboldo catturato, tale Scarrat, e lo obbligano a fungere loro da guida all'interno del covo.

Scarrat li porta quindi alla botola e da lì attraverso una serie di stanze sotterranee mal illuminate e sinistramente addobbate con vecchie e austere tombe, in contrasto con i resti dei giochi violenti e chiassosi dei recenti occupanti.

C'è anche il tempo per trovare un vecchio altare dedicato a Tiamat prima che Scarrat intimi il silenzio: i Nostri si trovano davanti ad un portone oltre il quale, secondo quanto solennemente afferma il coboldo, risiede il Grande Snirf.

"Prosegui" gli intimano gli impavidi eroi, e Scarrat apre la porta.

Ad attenderli lungo il corridoio ci sono due guerrieri coboldi armati di lance. "Grande Snirf vuole vedere voi" dicono. Gli eroi, un po' sorpresi, acconsentono e si fanno guidare verso la stanza successiva, una grande camera con una sorta di cubo di pietra al centro. Sopra il cubo, accomodato su alcuni sacchi, siede il Grande Snirf, un sacerdote coboldo ornato di piume.

All'ingresso dei Nostri il Grande Snirf si alza con fare imperioso e subito dopo si prostra con servilismo e grandi doti di leccaculismo, offrendo i suoi servizi ai grandi eroi.

Ne nasce un acceso dibattito e scambio di battute durante il quale Adrian il chierico quasi impazzisce e fa per attaccare il coboldo sciamano ma viene prontamente riportato alla ragione dal resto dei compagni. Gli Eroi ne escono con la promessa di farsi consegnare il tesoro del Grande Snirf in cambio della sua vita e di alcune importanti informazioni.

Vengono così a sapere chi sia il famigerato Dentediferro: un goblin di Dolce Inverno, al comando di un umano di cui Snirf non ricorda il nome, comandante a sua volta di una truppa di coboldi e goblin, interessato a quanto pare ad estendere il suo controllo anche sulle aree di Altarupe.

Apprese queste importanti notizie, gli Intrepidi si fanno finalmente guidare verso il tesoro, posto in una camera poco oltre, ignari dell'Inganno messo in atto dal servile e perfido coboldo.

La stanza del tesoro, infatti, è la tana del vero padrone delle rovine, un giovane drago bianco chiamato Xantaroth.

I Nostri, a dire il vero, provano qualche sospetto quando la caverna in cui entrano appare improvvisamente coperta di ghiaccio e la temperatura scende in modo innaturale verso lo zero.

I Nostri fanno appena in tempo a chiedere al coboldo "Che succede qui?!?" che Xantaroth fa la sua apparizione dal fondo della caverna.

Il Grande Snirf si prostra ora verso il drago, dichiarando di aver portato un pasto al suo signore. Qualcuno tra gli appartenenti al "pasto" gli da un violento calcio nel culo che lo manda bocconi ai piedi di Xantaroth. Il drago, come un gatto, pone la sua zampa artigliata sul tremante coboldo, annoiato, e inizia a tempestare di domande gli Eroi: sembra affamato di notizie e storie, e chiede a tutti la loro storia personale, il loro passato, chi siano e da dove vengono.

Solo che, dopo un po', cambia tono. Dopotutto la compagnia gli ha decimato gli schiavi e lui vuole il giusto risarcimento. Dopo un po' di contrattare si conviene per tutto l'oro del gruppo, poco più di 200 mo, il mulo e i due briganti che li aspettano fuori.

Qui entra in gioco Khursos e il suo piano. Con abile parlantina si offre di andare all'esterno e portare quanto richiesto. Riesce invece a convincere i due coboldi guerrieri e i due briganti ad attaccare il drago una volta rientrati e così avviene.

La battaglia si infiamma immediatamente. Un buon incantesimo di Adrian regala al gruppo la perdita di un turno da parte del drago che subisce invece numerose ferite da parte di tutti i componenti. Ma quando finalmente riesce a reagire emette in rapida sequenza due gelidi soffi che riempiono la caverna di nuovo ghiaccio, uccidono i due coboldi e i due briganti, feriscono seriamente Khursos e Adrian.

I Nostri continuano però a tempestarlo, una grandinata di colpi raggiunge il grosso corpo del rettile che per un po' non può fare altro che mordere e artigliare.

Ad un certo punto, dopo un numero spropositato di ferite subite, Xantaroth si alza in volo verso la cima della caverna, in attesa di ricaricare il soffio. I Nostri tentano di colpirlo ma Khursos esegue una manovra maldestra e si ritrova imbrigliato nella sua stessa armatura, le cui cinghie si sono rotte. Riceve quindi una artigliata da parte del drago che ancora non riesce a soffiare.

Ma è questione di poco tempo: le fauci di Xantaroth si riempiono nuovamente di fuoco gelido e già la bava ghiacciata fuoriesce dalla bocca del mostro quando una freccia ben assestata lo raggiunge. Le ferite e il dolore sono ormai insopportabili e il drago, con fragore, ricrolla al suolo, sconfitto.