Il Male antico, episodio III

#11: Le focaccine della Sig.ra Cullins

Il gruppo decide di tornare a Dolce Inverno. C'è il dente di Dentediferro da riportare al lord, ci sono le 500 monete d'oro da ritirare e c'è una nuova matassa da sbrogliare: chi ha cercato di incastrarli? Chi sapeva che erano lì? Chi li vuole morti? E poi, chi è K., colui che si firma nel messaggio trovato nella tana di Dentediferro?

Durante il viaggio le idee più disparate vengono espresse: Khursos inizialmente crede che K. sia Kelfem, il capo della milizia di Altarupe, ma quasi subito si va a pensare a Kelariel, il cattivone di Orcus che il cugino di Adrian stava cercando. Si inizia poi una girandola di ipotesi sull'identità del traditore, sul ruolo di chi ha scritto il messaggio a Dentediferro e sulle sue possibili relazioni con il traditore, sui mercanti in viaggio per i villaggi ad est, ancora un serio cruccio per Adrian, e dopo vari battibecchi Thomàs esprime timidamente un dubbio su Ninaran, l'elfa cacciatrice.

Dopo un iniziale coro di insulti il resto del gruppo finisce col sostenere il sospetto di Thomàs, ed è allora che il ranger scorge una bimba in mezzo al bosco. La mostra anche agli altri che, incuriositi, muovono verso di lei come falene verso la candela.

La bimba è estremamente agile e si muove a gran velocità portandoli, nel giro di pochi minuti, ben distanti dalla strada, in mezzo al bosco, nei pressi di una casupola di taglialegna.

Qui vengono approcciati dal padre della bimba, un nerboruto boscaiolo baffone, tale signor Cullins (ilarità generale... vabbè...). Il padrone di casa li saluta amichevolmente, scambiandoli per qualcun altro, e li invita a dividere il pranzo con la sua famiglia. L'equivoco sulla loro identità si palesa subito: il signor Cullins li ha scambiati per uomini del comandande Keegan, un tizio che manterrebbe una guarnigione "su alla Fortezza".

Il dialogo prosegue, i Nostri fanno varie domande all'uomo che risponde volentieri, dando sempre risposte coerenti ma strane... ad esempio non nominando mai Dolce Inverno ma parlando invece de "l'insediamento", e tornando di frequente sulla fortezza e sul misterioso Keegan.

La signora Cullins nel frattempo serve delle ottime seppur povere focaccine, e il gruppo mangia a sazietà. Si parla anche di Dentediferro e di coboldi, ma il signor Cullins fa spallucce e mostra per risposta un paio di spade orchesche, trofeo di un suo felice scontro. Coboldi in zona non ne vede molti.

Storditi dall'atmosfera fin troppo ospitale, i Nostri sembrano accettare di buon grado le scuse del signor Cullins che, dovendo tornare al lavoro, li congeda. Il gruppo in ringraziamento lascia un gradito anello per la signora Cullins.

I Quattro se ne tornano verso Dolce Inverno e lo raggiungono nel tardo pomeriggio. Sono indecisi se andare subito alla locanda alla ricerca di informazioni su Ninaran o da lord Pedraig a farsi pagare. L'indecisione dura molto poco.

Sulla strada per la casa del lord iniziano a sentire crampi allo stomaco ed una insolita debolezza. Khursos teme immediatamente l'avvelenamento, mandando una silenziosa imprecazione in draconide all'indirizzo della signora Cullins e delle sue focaccine, ma si capisce subito che non si tratta di veleno: è semplice fame. Come se non mangiassero dalla mattina.

Questo particolare risveglia la saggezza di Adrian che subito sentenzia:

"Erano spiriti! Siamo stati con gli spettri dei Cullins, che ci parlavano delle cose al loro tempo: Dolce Inverno non esisteva, ma era un insediamento! E la fortezza sarà un qualche vecchio castello!"

Inquietati dall'improvvisa rivelazione del chierico, che peraltro appare coerente, arrivano dal lord. Questi è uno straccio. Pallido e stanco, accoglie con piacere le buone notizie su Dentediferro, ma mostra molto meno entusiasmo per i sospetti su Ninaran e, soprattutto, sulla questione dei Cullins, che conferma di non conoscere.

Informa però il gruppo che, quella mattina, Eilan il vecchio gli ha giurato che la vedova Wrafton avrebbe parlato per alcune ore con il marito! Glielo ha confidato lei stessa, tornando dal cimitero.

Geov ricorda allora quanto era stato loro raccontato da Grundelmar circa la Coltre Oscura, il regno dei morti, e la relazione con l'operato di Kelariel.

Sotto suggerimento del lord, anche in vista di notizie sulla "fortezza" e su Keegan, il gruppo viene invitato a fare visita a Valthrun, un appassionato di storia locale, dignitoso ma poco praticante mago.

C'è quindi il tempo di andare alla locanda, chiedere di Ninaran, venire a sapere che poco prima è arrivata, ha pagato il conto e se ne è andata in tutta fretta portandosi via le sue cose, essere importunati da Eilan con la storia di Silvana, salire al piano di sopra e mettere sotto sopra la già disordinata stanza dell'elfa, trovare in un cassetto rimasto chiuso una lettera firmata ancora una volta da K., nella quale si nomina uno gnomo che non rispetta i tempi, si parla con toni duri di Dentediferro e si invita Ninaran a trovare un modo per toglierlo di mezzo, magari "mandandogli qualche ficcanaso" per prendere due piccioni con una fava, esprimere severi giudizi sulla moralità dell'elfa, tornare di sotto, subirsi le scuse di Eilan che, avendo visto Ninaran rientrare frettolosa e nervosa come al solito e dirigersi verso la sua stanza "come se avesse dimenticato qualcosa", le avrebbe detto "vai vai, che così trovi anche quei giovanotti che ti cercano da due giorni!" provocando la sua fuga precipitosa, trattenersi dal picchiarlo, uscire in strada nella speranza di trovare l'elfa ancora lì o almeno le sue tracce e scoprire che è fuggita a cavallo, quadrupede da cavalcatura, non ostile, di cui il gruppo non possiede che una imitazione nel magro mulo concessogli da Markenlhay.

Sconsolati, se ne vanno da Valthrun. Il mago in pigiama spiega loro che la fortezza ha avuto un importante ruolo nella civilizzazione dell'area: era un avamposto contro gli orchi e gli gnoll delle montagne, ma cadde in disuso ben prima della guerra delle Lance Insanguinate e nel tempo andò in rovina. Oggi è un cumulo di pietre e resti di mura.

Poi lo fanno sproloquiare un po' a proposito della Coltre Oscura, con la quale la fortezza sarebbe in qualche modo in relazione, e gli fanno promettere di documentarsi sulla figura del capitano Keegan in un libro che mostra loro, vergato dai monaci di Avandra ai tempi dell'avamposto, intitolato "Storia della Fortezza sulla Coltre Oscura".

Nel frattempo scende la notte e i Nostri si ritirano per dormire. Khursos e Thomàs fanno strani sogni. Il mattino dopo il gruppo parte tosto per la tomba del drago alla ricerca di Douven.

La strada è la medesima che hanno percorso il giorno prima e fanno la stessa deviazione per andare a trovare i Cullins. Ma questa volta non trovano nessuna casa, solo un rudere bruciato e distrutto, in balia della vegetazione da decenni. All'interno, oltre ai resti dell'antica violenza degli orchi, ritrovano il loro anello, ringraziamento per la signora Cullins e le sue focaccine, abbandonato a terra, dove loro stessi il giorno prima l'avevano lasciato.

Confermate le loro ipotesi, vanno ora dritti e spediti al luogo di sepoltura, desiderosi di affrontare minacce più tangibili e meno sinistre.

E qui trovano lo gnomo: un certo Agrid, che pare stia facendo da supervisore a degli scavi atti a dissotterrare alcuni reperti archeologici. Con lui anche quattro uomini alle piccozze e un halfling nascosto.

Dopo qualche preliminare si giunge alla pugna. L'halfling coglie di sorpresa Thomàs facendolgi molto male, ma riceve da questo in tutta risposta una freccia in fronte e non può fare altro che morire.

Il resto è cronaca. Giù nel buco i quattro operai nulla possono contro i veleni di Khursos e la sua alabarda, mentre Adrian e Geov cancellano dal mondo la meschina figura di Agrid e i suoi due drachi guardiani.

Si va subito dove sono stati accumulati i reperti trovati. Sotto delle coperte vengono trovati vari oggetti tra cui un antico specchio verso il quale sono state applicate particolari cure.

E, legato come un insaccato, c'è anche uno svenuto o dormiente Douven.