Il Male antico, episodio III

#23: Duri a morire

Thomàs, da solo al piano superiore dell'abitazione di Kamroth, ispeziona la camera del sovrintendente, trovandola (senza sorpresa) austera e ordinata. Silenziosamente, analizza la scrivania: molti fogli, tutti bianchi, nessun timbro, nessun sigillo, nessun ninnolo... niente di niente. Di fianco alla scrivania un braciere brucia carta, coscienziosamente utilizzato.

Attento a non produrre il minimo rumore, il ranger prova ad aprire anche l'unico cassetto della scrivania. Si accorge che c'è una trappola, prova a disinnescarla ma ancora una volta le sue doti di ladro non sono impeccabili e l'ennesimo spillo avvelenato lo colpisce. Ma ormai il suo fisico, vuoi per abitudine, vuoi per fortuna, deve aver sviluppato un certo numero di anticorpi e antitossine perchè l'effetto del veleno non lo tange. Dentro il cassetto ci sono un certo numero di oggetti preziosi tra cui uno di particolare interesse. Thomàs lascia tutto come sta e richiude il cassetto.

Sa che assieme a lui, lì al primo piano, ci sono almeno altri due individui, chiusi dentro una stanza dall'altro lato del corridoio. Dopo essersi assicurato che nessuno l'ha ancora sentito, si avvicina alla finestra che guarda sul lato frontale della casa, in cerca dei suoi due compagni.

Eccoli! Li vede, poco distanti dalla casa, vicino alla strada. Parlottano tra loro. Delle due guardie nessuna traccia. Non sa se rischiare di accendere una fonte luminosa per fare loro qualche segnale, e nell'indecisione è il Fato a risolvere la situazione. Adrian e Khursos, infatti, iniziano a camminare ed escono dal suo campo visivo.

Interdetto, il ranger striscia nuovamente verso la porta, ma ecco che sente qualcuno salire le scale: l'attimo dopo è appostato dietro la porta, la cerbottana pronta con il suo dardo avvelenato. Ma sorpresa! Anche la porta dall'altro lato si apre e due figure ne escono fuori. Immediatamente si rendono conto della presenza sulle scale e anche loro si accucciano. Thomàs cerca di ragionare in fretta... su chi mirare? che fare? e se quello che sta salendo fosse, contro ogni previsione, Geov?

Thomàs prende una moneta e la lancia giù dalle scale.
 




Geov scatta e richiude la porta dietro di sè, il cuore ancora in gola. Subito dopo appoggia l'orecchio alla fredda superfice di metallo della porta. Nessun rumore. Riprende fiato, poi azzarda a socchiudere la porta e a lanciare un'occhiata di nuovo all'interno, ma la stanza appare ora vuota, proprio come quando era entrato. La analizza ancora qualche istante poi, forse conscio di aver appena scampato la morte

per un pelo

, richiude la porta e riprende controllo di sè. Tempo di tornare di sopra.



Geov raggiunge il piano terra: c'è silenzio e buio. Con passo felpato, almeno per uno che porta con sè l'equivalente in lame di una macelleria, prende le scale che portano di sopra. Thomàs dovrebbe essere là.



E' quasi giunto in cima quando qualcosa, cadendo dall'alto, gli passa vicino e va a sbattere contro le scale, tintinnando. Geov è sopreso di vedere una rumorosissima moneta d'oro roteare fino a fermarsi, poco più in basso. Ma non è una moneta comune... un particolare coglie la sua attenzione, qualcosa nello stemma di conio... non erano le monete trovate nel covo di Kelariel a Dolce Inverno?



Tra le molte conclusioni a cui poteva giungere, l'intrepido Geov subito ne pesca una degna del miglior Adrian: dunque Kamroth era in affari con Kelariel! Ma il ragionamento non ha modo di svilupparsi perchè ora il ranger è conscio che due figure stanno strisciando sul pianerottolo in alto, e una terza è in agguato... sente i loro respiri.



Come un gatto, Geov lentamente retrocede fino a raggiungere la moneta. La raccoglie ed estrae le armi, pronto.



Pochi attimi dopo due uomini si mostrano dalla tromba delle scale: due balestre vengono puntate contro il ranger. Una spara e colpisce, l'altra non fa in tempo. Geov vede uno dei due cadere apparentemente da solo per le scale. Si ferma a pochi passi da lui, steso a terra, il volto teso e il corpo immobile, ma gli occhi dimostrano una totale coscienza.



Solo ora Geov vede un piccolo dardo nel suo collo. Senza esitare e senza chiedere il perchè di quella fortunata circostanza, il ranger affonda la sua lama nel collo del poveretto e si prepara ad affrontare l'altro.



Ora anche Thomàs esce allo scoperto e i due hanno in breve la meglio sulla guardia.



Geov si prende quindi il disturbo di nascondere i cadaveri mentre Thomàs, una volta ristabilita la calma, si rende conto che fuori ci sono rumori di spade contro spade.



Torna alla finestra e vede Khursos e Adrian lottare contro alcuni uomini, guardie di Kamroth a giudicare dalle divise. Già sei di loro sono stesi a terra, morti. Mentre il pensiero che, forse,

qualcosa

nel piano è andato storto, il ranger vede le ultime due guardie rimaste abbandonare il combattimento e fuggire via. Vede Khursos colpirne una alle spalle, uccidendola. Vede Adrian fare altrettanto, ma senza infliggere il colpo letale. Thomàs impugna l'arco e tira: colpito. Ma la guardia continua la sua corsa, come in preda ad un terrore più forte.



Ed è in quel momento che Thomàs vede i mantelli di Adrian e Khursos gonfiarsi, come per un grande vento, e la polvere della strada alzarsi.






Adrian e Khursos si voltano. Hanno già intuito, ma la parte razionale del loro essere forse si ostina a non credere. Eppure l'avevano vista: una grande ombra, qualcosa che aveva oscurato per un attimo la luna e le stelle, qualcosa che era planata sulla collina del palazzo. L'avevano vista mentre facevano il giro attorno alla casa, nella speranza di vedere un qualche segnale dei loro compagni.



Poi erano arrivati i soldati. Sei soldati del palazzo. Erano in arresto, avevano detto. E perchè mai? Per alto tradimento e spionaggio. I due si erano guardati, esterefatti. Voi non potete fare questo! Voi non sapete chi sono io! Si era difeso Khursos. Ma quelli lo sapevano bene chi era. Era l'

ex

capitano delle guardie, ed era in arresto assieme al chierico di Pelor e agli altri due compagni.



L'esitazione era durata solo i pochi istanti per capire che quei sei non avevano alcuna intenzione di seguire le vie legali per procedere all'arresto. Le armi erano state sguainate e il sangue, di lì a poco, aveva preso a scorrere.



Ma ora, sgominate le guardie, il pensiero di quell'ombra silenziosa sul cielo sopra la collina tornava a farsi vivo.



E non sarebbe stata necessaria la polvere alzatasi, o il terrore negli occhi delle ultime due guardie, o il forte odore di terra e muschio mischiato a quello dell'acido, o perfino il ruggito di trionfo della bestia... no. I due avevano già capito tutto la prima volta che avevano visto l'Ombra. Avevano già capito che avrebbero dovuto affrontare un drago, solo non ci volevano credere.



Ed ora il drago era lì, verde come le foreste da cui proveniva, e su di lui vi erano Kamroth e la giovane tiefling, la figlia di Azaer.



"Il vostro gioco finisce qui!" dice Kamroth a pieni polmoni. "Mirate quali poteri mi concede la mia Signora! Mirate i suoi Servi che servono me! Perfino la Regina mi teme e mi vuole! E voi non farete più nulla per ostacolarmi!"



"Veramente, se è per la questione dell'arresto, noi ora saremmo anche disponibili..." tenta Adrian.



"Morite!" taglia corto Kamroth.



Adrian e Khursos si guardano, atterriti all'idea di dover affrontare, da soli, quei tre formidabili nemici. Ma infine, stoico e fatalista, Khursos corre verso il drago. Più che verso la bestia, il suo attacco è animato da un unico, nobile pensiero:



"Brutta puttana di una tiefling!"



Ed è così che inizia lo scontro. Dopo le prime schermaglie abbiamo Khursos colpito dalla

brutta puttana

con una doppietta di attacchi psichici che lo vedono convinto di essere ricoperto da serprenti mentre Adrian riesce a terrorizzare niente meno che Kamroth con un Incuti paura.



Il mago, imbragato al drago, non può fare altro che ordinare alla bestia di partire immediatamente verso l'alto, ma il drago ha qualche difficoltà perchè rallentato da un precedente attacco dei nostri. Approfittando di questa confusione i nostri due riescono ad infliggere ancora qualche colpo ma infine il drago prende quota e schizza verso il cielo.



Adrian e Khursos ne approfittano per mettersi al riparo nei pressi della casa proprio mentre Geov, correndo, mostra di volersi dirigere proprio fuori.



"Ma che fai?! Dove vai?!" gli grida dietro Khursos, ma Geov non risponde. Il draconide allora lo segue, tornando nuovamente allo scoperto.



Qui Geov si ferma, estrae le spade, e inizia ad inveire verso l'alto, in direzione del drago, lanciando improbabili sfide. Khursos, appurata la scarsa sanità mentale del compagno, torna ad allontanarsi mentre Adrian, in preda alla confusione, esce a sua volta e raggiunge Geov mentre questi va a cercare riparo sotto alcuni alberi.



Ma Kamroth ha ripreso il controllo di sè e, tra le frecce di Thomàs che dalla finestra continua a infastidire, lancia il drago in picchiata verso il basso. Giunto ad un metro da terra torna parallelo al terreno e, sfiorando l'erba, si lancia come un ariete verso Geov.



Approfittando della situazione ravvicinata, Thomàs e Khursos mirano con i loro archi ai finimenti che tengono Kamroth e la tiefling legati al drago e, dopo qualche tentativo, le frecce vanno a colpire proprio là dove serve.



Intanto Geov si nasconde dietro l'albero e l'attacco del drago va a colpire in pieno Adrian, dietro di lui.



Pochi metri dopo il drago frena, si gira e soffia. Poi si avventa su Adrian con gli artigli e il chierico crolla a terra in una pozza di sangue e acido.



Ma il Livello di Epicità è molto alto, e con qualche parola di incoraggiamento e una cameratesca pacca sulla spalla da parte del condottiero, il buon Adrian torna sano come un pesce e pronto a far valere le sue ragioni su uno sconcertato drago.



Il resto dello scontro sono botte da orbi che il gruppo fa piovere sui tre nemici. Nell'ordine cadono: la tiefling, che non più sostenuta dalle cinghie di cuoio viene gettata terra da un colpo di freccia di Thomàs e poi finita da Geov l'"Uccisore di Donne"; Kamroth, che dopo essersi esibito in palle di fuoco, globi di forza e mani infuocate è costretto a fare i conti con la scarsa costituzione dei maghi e i pochi punti ferita, piaga di Classe ormai da decenni di onorate Edizioni; e infine anche lui, il povero drago che, dopo qualche altro soffio, farà cadere Thomàs dal terrazzo con il solo sguardo per il solo effetto di vederlo fluttuare giù e atterrare con grazia e senza alcun danno.



A quel punto, nella mente della bestia, passano i ricordi dei suoi primi 50 anni, quando gli umani si scioglievano se ci soffiavi addosso e ci sfracellavano cadendo da sette metri di altezza. Il mondo era cambiato?



Ecco, adesso quel chierico che prima era morto mi sta colpendo con l'ennesima punta di fuoco, mi sa che questa è l'ultima, non ne sopporto più. Addio foreste, addio bei tempi.

Già. Addio.