Il Male antico, episodio III

#29: Battaglia alla Bocca di Baash

L'attesa fuori dal pozzo si carica di tensione. Khursos prova a chiamare i compagni, ma dal buio del buco non ottiene risposta. Torna quindi da Adrian e Afia, ancora in attesa sulle scale.

"Che si fa? non tornano"

"E' tardi! E' tardi!" ricorda Afia.

"Sapranno cavarsela benissimo, sono usciti da situazioni peggiori. La nostra missione è salvare la gente di Afia" dice Adrian, ormai bambola nelle mani della ragazza.

"Sì, ma senza di loro ce la facciamo a far fuori gli hobgoblin?" cerca di essere logico Khursos.

"Mmm, forse hai ragione. Andiamo a recuperarli"

E così dicendo si calano nel pozzo. Proprio quando sono ormai sul fondo, Adrian sente dei passi: qualcuno sta scendendo le scale che Geov voleva tanto ardentemente salire... ora dei passi muovono rapidamente verso la stanza dove era imprigionata Afia, ora un grido inarticolato tradisce stupore e rabbia. E si odono anche altri rumori, come di zampette sulla pietra.

Afia è diventata bianca come una morta.

"E' lui! Sentite questo rumore? E' LUI!"

"Lui chi?" chiede Khursos, ormai stanco della petulanza della giovane maga.

"Il demone! Andiamo, andiamo!" e spinge Khursos lungo il pertugio.

Qui i tre scendono una scaletta e si incamminano lungo un'oscuro corridoio, finchè, in fondo, notano che una massa di grosse creature pelose ostruiscono la via. Sembra ci sia una stanza, e le creature sono rivolte verso il centro. Sono grossi umanoidi, alti e massicci, ...

"Minotauri" dice Adrian.

"Già, però sono albini" osserva Khursos.

Ma, soprattutto, sono tanti. Dalla loro posizione non possono valutare, ma devono essercene diverse decine nella stanza.

"Carichiamo?" chiede Adrian.

"Ma che sei matto? Aspetta, vado a dare un'occhiata in incognito"

Alcuni minotauri muggiscono sottovoce, mentre di tanto in tanto due voci si odono distintamente. Una è profonda e mugghiosa, da bue, l'altra è accorata e nota: è la voce di Geov, lanciato in una delle sue orazioni più sentite.

Ma ecco che la spada di Khursos sbatte e striscia rumorosamente sulla parete di pietra. Il draconide lancia un'imprecazione e, girandosi, sbatte anche con l'armatura, emettendo una festa di tintinii.

I minotauri sull'imboccatura lo sentono, si voltano, lo vedono e fuggono verso i lati dell'apertura, ammassandosi e lasciando la visuale libera sul centro della stanza, dove uno stupito Thomàs osserva la scena.

Poi Thomàs sente lo sferragliare e capisce.

"Ciao Khursos!" dice, sciogliendo la tensione ma spaventando a morte i minotauri che, come bestie terrorizzate, si comprimono ancora di più contro le pareti.

Adrian, Khursos e Afia fanno il loro ingresso e vedono la bizzarra scena di Geov che strattona per un braccio un possente minotauro mentre sembra che cerchi di convincerlo di qualcosa.

"Hanno paura di noi" spiega Thomàs. "La prima cosa che ci hanno chiesto è se siamo i loro nuovi padroni"

"E voi gli avete detto di sì?"

"No, Geov sta tentando di convincerli che non devono avere padroni"

"!"

I discorsi di Geov procedono oltre il tempo massimo consentito dalla fretta della missione e della situazione, ma senza risultati: i possenti ma timidi minotauri albini sembrano ancora più spaventati dalle audaci parole del ranger.

"Ehm, non per dire, ma di sopra ci sono il drow con il demone e qualcun altro" ricorda Khursos.

"E abbiamo lasciato la corda in bella vista attaccata alla parete e calata nel pozzo" riflette Adrian.

"Ed è tardi!" Afia.

"Un momento! E fatela stare zitta!" sbotta Geov, poi, rivolto a Ratz, colui che sembra essere la guida della mandria, spende le più ispirate parole che la sua bellicosa istruzione riesce a mettere insieme, col risultato di vedere un drappo di vergogna e umiliazione calare sulla grossa testa bovina di Ratz, che indietreggia a testa china. Ma dalla folla di minotauri ne esce uno, ritto e forte, e si avvicina a Geov, e per la prima volta il ranger vede l'Occhio del Toro anzichè quello del Bue.

"Da tempo attendevo di udire queste parole" dice il minotauro, che ad esame più attento si dimostra essere una minotaura: Kraintz, figlia di Ratz.

"Vi porterò alla Bocca di Baash, che gli hobgoblin hanno recentemente contaminato con la loro intollerabile presenza. Forse, se li sconfiggeremo, la mia gente si ridesterà"

Nessuno chiede cosa sia la Bocca di Baash (tranne Adrian che, in qualche cassettino della sua memoria, ricorda di tale Baash figlio di Baphomet, il mitologico dio bestia adorato dai minotauri antichi) e, mentre Khursos si chiede perchè ogni esemplare femmina finisca con l'andare da Geov, si incamminano lungo il dedalo di tunnel sotterranei che corrono, apparentemente, sotto l'intera città, e su più livelli.

"Toglimi una curiosità, ma avete costruito tutto voi qui?"

"Sì certo, per i nostri padroni"

"Certo..., ma quanti siete quaggiù?" chiede Geov.

"747" risponde pronta Kraintz.

"?!?" Geov guarda gli altri, la gola improvvisamente secca e la fantasia già in volo. "747?"

"I lavoratori. 1432 capi contando tutti. Ecco, ci siamo." Li ha portati in una sala con alcune mangiatoie. In una di queste, anzichè muschi, licheni e funghi sotterranei, c'è un liquido trasparente. Kraintz prende un mestolo e inizia a mescolare con grande cura e fare cerimonioso, tanto da provocare la reazione irritata di Afia, che ricorda essere tardi.

"Posso berlo?" chiede Geov.

"Non so che effetto fa a quelli della tua razza" dice semplicemente Kraintz. Geov beve. Sente i peli rizzarsi in tutto il corpo ed è invaso da una improvvisa sensazione di forza, che tuttavia svanisce dopo poco.

"Wow!" esclama.

"Bevo anche io!" dice Khursos, ma come ingerisce il liquido, che è freddo e leggermente amaro, viene preso da forti dolori addominali. Tenta anche Thomàs e la pozione reagisce in lui come in Geov.

Kraintz ne beve una generosa sorsata, senza effetti apparenti. Geov ne riempie alcune ampolle e si procede.

Finalmente Kraintz solleva una botola sul soffitto e fa salire il gruppo, che si ritrova all'interno di una grande costruzione. L'aria fredda della notte li avverte che sono finalmente usciti all'aperto.

"Questo è uno dei magazzini. Siamo vicini alla Bocca di Baash"

E infatti i Nostri possono già udire gli schiamazzi degli hobgoblin. Sbirciando fuori vedono due falò, diverse tende e una quindicina di creature. Nessuna gabbia e nessun prigioniero. Una grossa statua però, raffigurante un imponente minotauro alla carica, blocca buona parte della visuale.

Thomàs sguscia sul tetto di un edificio in rovina, mentre Khursos guida una improbabile azione di avvicinamento furtivo. Qui Adrian riesce a fare più rumore dell'intera banda di hobgoblin e il tentativo viene smascherato sul nascere. Parte la pugna.

Geov si lancia in avanti e ne abbatte subito due. Thomàs scaglia una freccia magica che esplode in un lampo di fuoco, lasciando sul campo tre hobgoblin e ferendone uno più grosso. Kraintz parte in carica e ne incorna uno, scaraventandoselo alle spalle, morto. Afia intona una litania e altri due hobgoblin si afflosciano a terra. Perfino Adrian ne incenerisce uno.

La reazione degli hobgoblin è tuttavia tardiva e c'è ancora il tempo per colpire e fare mattanza. Tuttavia, dall'accampamento, ne giungono a ondate. Geov vede arrivarsi addosso una dozzina di creature. Superato l'iniziale sbigottimento, parte alla carica col suo urlo di battaglia.

Il Gruppo avanza e finisce gli avversari della prima linea.

"Dov'è Geov?" urla Adrian, e poi lo vede. Da solo, avanti, circondato dai nemici.

Qui le lame del ranger trovano la carne nemica, ma appena gli hobgoblin riescono e serrare i ranghi scopre che diventa molto più difficile colpirli. Come un blocco unico di scudi, la falange di hobgoblin spinge su Geov e lo colpisce duramente.

Arriva però Kraintz ad attirarne un po' su di sè, mentre Thomàs ha il suo da fare per trovare una linea di visuale libera per tirare con l'arco.

Quando giungono anche Khursos e Adrian la situazione inizia a sbrogliarsi e Geov riesce nuovamente a superare la maglia di difese degli hobgoblin, che prende a sfilacciarsi man mano che gli umanoidi crollano a terra.

Ma ecco giungere una terza ondata di creature. Questa volta sono sette, tre dei quali sembrano essere dei veri campioni.

La battaglia si accende e si fa sempre più cruenta. Khursos si premura di curare Kraintz, che uccide ma viene anche colpita spesso, mentre Adrian offre le sue cure a Geov, che ingaggia il duello contro i tre campioni.

Uno ad uno i nemici cadono, nonostante alcune disavventure e colpi di sfortuna, come quando Adrian lancia la sua fiamma sacra ottenendo come unico risultato di iniziare a brillare, circondato da un'aura luminosa, o quando Geov scivola, si fa male all'anca e sbatte la testa, divenendo lento e rintronato.

Il mazzafrusto e le lance dei tre campioni intanto colpiscono Geov, ma la furia del Gruppo è presto su di loro e i due armati di lancia cadono.

L'ultimo, quello con il mazzafrusto, promette la morte ai suoi avversari ma, poco dopo, è pronto ad arrendersi.

"Posso pagarvi! Fermi!"

"Col cazzo!" sbraita Geov, che solleva l'arma. "No!" grida Thomàs, che lo afferra.

"Muori feccia!" dice anche Khursos. "No!" Adrian imita Thomàs, ma non ha forza sufficiente per bloccare il compagno, che tuttavia sbaglia il colpo.

Vista fallire la carta della diplomazia, l'hobgoblin (che dice di essere Jakush, capo dei Predoni Sanguinari) tenta la fuga, ma il suo è il gesto disperato di un condannato a morte. Verrà raggiunto meno di un minuto dopo dalle frecce di Thomàs.

E Afia?

"L'ho vista partire in quella direzione poco fa" dice Adrian, indicando un punto nel quale si intravedono dei pali piantati a terra.

E, subito dopo, l'urlo della ragazza li raggiunge.