Il Male antico, episodio III

#41: Una lotta impari

Terminata la lotta con la Regina, il gruppo si appresta a saccheggiarne il cadavere, trovandovi preziosi monili. Solo Khorin non trova sollievo e soddisfazione in tale attività: i Nostri vedono infatti il nano muoversi mesto verso il trono, sedervicisi e restarvi immobile, lo sguardo fisso a terra, l'umore negli Abissi, a profondità cui solo i Nani sanno arrivare.

"Khorin? Che si fa ora? Khorin?" provano a chiedere i Compagni, ma il nano non risponde.

"Mi sa che è diventato così da quando la Regina gli ha detto del padre" suggerisce Adrian.

"Khorin? Ascolta, ci sono dei pozzi qui? dei laghi? qualcosa con dell'acqua insomma? La Regina ha detto che ora tuo padre nuota..." chiede Geov, ma il nano ancora non risponde.

"Dobbiamo trovare gli altri nani" dice Adrian.

"Dobbiamo aprire le porte e fare entrare il resto dell'esercito" sostiene invece Thomàs.

"Faremo così" decide Khursos. "Andremo alle porte, come da piano originale. Forse gli altri nani lo faranno ragionare" conclude, alludendo al principe di Forte Martello e alla sua improvvisa depressione.

Ed è così che i Nostri lasciano le ormai silenziose e un po' tetre sale reali, dove Khorin, seduto sul trono di pietra, ben si confonde con le statue dei suoi avi, e si dirigono verso la Sala dei Giganti e, da qui, al salone d'ingresso.

Ma è nell'immenso salone che il piano prende una piega inaspettata o, per meglio dire, temuta: dal fondo della grande sala a tre navate, proprio davanti le porte di pietra, alcuni grimlock hanno eretto una sorta di barricata trascinando mobilia, statue e capitelli. I Nostri li sentono chiaramente muoversi e comunicare nella loro lingua gutturale. Khursos ne conta circa una trentina.

"Sono un po' tanti" commenta. "Tiro un paio di palle di fuoco?"

"Non li colpiresti tutti, e l'attimo dopo ci sarebbero addosso" dice Geov.

"Vedo il congegno che apre le porte. Potrei arrivarci senza essere visto, con un po' di fortuna. Passando da dietro queste colonne" dice Thomàs.

"Mmm... è rischioso. Meglio due palle di fuoco" insiste Khursos.

"Se Thomàs apre le porte e chiama i rinforzi, avrai modo di usarle. Dovremo infatti tenerli a bada fino all'arrivo dei nostri" dice ancora Geov.

"Allora vado" dice Thomàs e, prima che Khursos possa richiamarlo, il ranger è già partito.



Thomàs vola come un'ombra tra le ampie colonne della navata, aiutato dalle tenebre create dagli stessi grimlock e dal loro sport nazionale: spaccare tutto, compresi i globi luminosi che rischiaravano il buio delle stanze. I Compagni trattengono il fiato quando proprio i cocci di uno di questi globi, urtato per sbaglio dal ranger, manda un suono cristallino. Ma i grimlock non sembrano accorgersene. Thomàs, dopo un momento di gelo, riprende a muoversi. Ecco che arriva in prossimità della barricata. Si accuccia a terra e striscia, silenzioso come una vipera. Ora i grimlock gli sono vicinissimi, appena al di là di qualche mobile sfasciato.

"Ce la fa..." bisbiglia Khursos, incredulo.

Poi uno dei grimlock grida qualcosa. Khursos, Geov e Adrian vedono tre grimlock salire sulla barricata e indicare qualcosa lì sotto, agitando braccia e asce e lanciando orrende urla.

"Non ce la fa... cazzo!" sbraita il condottiero mentre già punta l'anello della palla di fuoco.

Ora si vede benissimo Thomàs che si rialza da terra e tenta uno scatto verso la leva delle porte. I tre grimlock gli corrono dietro, gettandosi giù dalla barricata, mentre già una palla di fuoco e poi una seconda esplodono in mezzo ai grimlock infuriati.

"Trenta grimlock!" esclama Geov, quasi in preda ad un'euforia un po' isterica.

"E' impari" commenta Adrian dopo aver chiesto consiglio a Pelor.

"Dobbiamo dare a Thomàs il tempo che gli occorre" dice Geov, e parte alla carica gettandosi nel fumo delle esplosioni. Khursos lo segue mentre Adrian si avvicina con più circospezione.

Il draconide, giunto a portata, esplode il suo soffio velenoso e ottiene ottimi risultati, con diversi grimlock che cadono a terra in preda a convulsioni, mentre Geov sperimenta quanto siano agili e difficili da colpire nel corpo a corpo. Questi grimlock hanno infatti tatuaggi tipici delle popolazioni barbare e Geov, grazie alle sue conoscenze, li collega come appartenenti ad una sorta di elite.

Thomàs frattanto giunge alla leva e la tira. Le porte iniziano ad aprirsi con lentezza nanica e il ranger tenta di tenere impegnati i suoi inseguitori con le frecce.

Ora su Khursos e Geov si stanno riversando quasi tutti i grimlock della stanza. I nostri vengono circondati e assaggiano le micidiali asce dei nemici. Per ogni colpo inferto ai mostri, ognuno dei due ne riceve almeno tre. In breve l'intera faccenda si mette su binari molto brutti.

Ma poi succede l'inaspettato.

I recenti scontri, la lotta con i drow, la liberazione della fortezza dal giogo della Regina, le esplorazioni delle miniere, l'incontro con Muraug, la guida dei popoli della valle verso la loro libertà... tutte queste cose hanno silenziosamente mutato tutti i quattro Compagni, ma proprio da chi non te l'aspetti giunge l'aiuto sperato.

Adrian sembra prendere coscienza della sua nuova intimità con Pelor. Lo ha aiutato in molte occasioni e la sua fede è cresciuta. Non è più il piccolo chierico di campagna, e nemmeno il piccolo eroe di villaggio, quello che sapeva operare quelle cure miracolose che mandavano in visibilio i vecchi e i bambini. Già... il piccolo eroe del villaggio negli ultimi mesi è cambiato, le esperienze lo hanno fatto crescere.

"Mio buon Pelor, dammi la forza" prega. E poi succede.

Da Adrian si sprigiona una potenza radiosa senza precedenti. L'onda d'urto colpisce praticamente tutti, ma solo i grimlock sembrano patirne le conseguenze. E sono conseguenze pesanti.

La maggior parte dei grimlock cade a terra con le carni bruciate. Quelli che restano in piedi rimangono comunque seriamente feriti, ma i più sorpresi sono sicuramente Khursos e Geov, che rinnovano i loro attacchi.

Le porte intanto si sono aperte e Thomàs è corso fuori, chiamando a gran voce rinforzi. Dall'accampamento sono giunti rumori e il ranger crede di essere stato visto, ma ha il suo da fare a tenere a bada i grimlock che lo inseguono, che nel frattempo sono diventati due.

Dentro lo scontro procede. Il nemico è sceso notevolmente di numero, ma la supremazia è ancora sua. Khursos deve fare gli straordinari per badare ai suoi, cercare di restare in vita e mantenere in forza anche Geov con cure e incitamenti.

Adrian continua a scagliare fiammate sacre sul nemico, ma sta rapidamente tornando alla media delle sue prestazioni belliche. In compenso può operare utili cure.

Geov e Khursos riescono in diversi numeri fortunati e colpiscono il nemico con forza, e dopo momenti di difficoltà e sofferenza sembra che la bilancia sia non solo in posizione di equilibrio, ma che addirittura inizi a pendere dalla parte dei Nostri, tanto che quando Kraintz e i suoi minotauri irrompono nella stanza il loro aiuto si dimostra quasi superfluo.

"Ha!" esclamano Khursos e Geov dandosi cameratesche manate. "Una lotta impari, eh?" commentano boriosi e sanguinanti mentre i minotauri calpestano i pochi superstiti.

Al seguito dei minotauri giungono anche i nani, comandati per il momento da Koin, e Thomàs.

"Per Moradin!" esclama Koin, "Dov è Khorin! Non ditemi che..."

"Khorin sta bene, non ti preoccupare" lo tranquillizzano. "O, almeno, non è ferito."

"E' solo impazzito" dice Geov.

"Portatemi da lui" chiede (ordina?) Koin. E così, mentre Kraintz prende possesso delle stanze dell'ingresso e le mette in sicurezza, il gruppo accompagna Koin alla sala del trono.

Qui Koin, dopo aver superato l'iniziale scoramento per lo sfregio e il furto alla statua del grande Drugor (superato con un "su, su, non pensarci" da parte di Geov) chiede di essere lasciato solo con Khorin per qualche minuto. Il gruppo acconsente e le porte della sala del trono vengono chiuse.

"Per me esce e si proclama nuovo re, e dentro ci troviamo Khorin steso per terra" insinua Geov, suscitando maligne risatine generali.

Ma ecco che le porte si riaprono. Sono passati solo pochi minuti. Esce Koin, da solo, molto rabbuiato.

"Non so cosa gli sia preso" dice, quasi incollerito, "ma il nostro primo impegno DEVE andare verso i nani ancora prigionieri da qualche parte. Se Thormin è morto abbiamo bisogno di un nuovo re, e subito" dice.

"Amici miei" chiede poi, rivolto ai Nostri. "Mi aiuterete in quest'ultima fatica? Khorin è sprofondato nel dolore, ma non è questo il momento. Per me e per tutti i membri dei clan, il tempo del dolore verrà dopo"
 

 

L'uomo misterioso dice: Invidioso

"Adrian sembra prendere coscienza della sua nuova intimità con Pelor. Lo ha aiutato in molte occasioni e la sua fede è cresciuta. Non è più il piccolo chierico di campagna, e nemmeno il piccolo eroe di villaggio, quello che sapeva operare quelle cure miracolose che mandavano in visibilio i vecchi e i bambini. Già... il piccolo eroe del villaggio negli ultimi mesi è cambiato, le esperienze lo hanno fatto crescere."

"intimità" è una brutta parola usata in una campagna colma di busoni.

Ora Adrian può non solo mandare in visibilio i vecchi ... può pure farli crepare d'infarto con flash improvvisi di notte dietro le finestre!!

Un giudice dice: E fai bene

 Fino a prova contraria qui l'unico fa crepare la gente invalida è solo Thòmas